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Una poltrona per 5: la grande sfida de L’Accento ha fatto il pieno di ‘supporter’ e non solo

DiGiuliano Monari

Mag 27, 2016

la grande sfida 2016Editoriale di Giuliano Monari

Ambiente, lavoro, ospedale, ricostruzione e frazioni: proposte e programmi per la Cento dei prossimi 5 anni. 

 Con l’abile moderazione di Giuseppe Rovatti, esperto di comunicazione pubblica, è andata in scena – nel vero senso della parola dato che i candidati erano sul palcoscenico del Teatro Pandurera di Cento – la Grande Sfida, organizzata da L’Accento Promotion. Ormai un classico per le elezioni centesi. Nessuna sorpresa, del resto i temi erano già stati consegnati ai candidati che hanno potuto esprimere nei 5 minuti a disposizione le loro ‘visioni’ della Cento futura. Cinque, si diceva i macro temi su cui i cinque candidati sindaco Diego Contri, Piero Lodi, Enrico Malucelli, Marco Mattarelli e Fabrizio Toselli si sono confrontati in un format di botta-risposta di quattro-cinque minuti a testa, senza – o quasi (qualche eccezione si è vista) – possibilità di replica.  Cinque domande e, in chiusura, due minuti di tempo ciascuno per appellarsi agli elettori. A parte il caldo, qualche rumore di fondo da parte del pubblico, la serata non ha – a nostro avviso – ‘spostato’ voti dando però la possibilità ai cinque in corsa alla poltrona di primo cittadino di esprimersi e di esprime la propria visione del territorio centese dei prossimi anni. Ampiamente prevedibile la claque che, di volta in volta, sottolineava i passaggi più ‘caldi’ del proprio candidato. Una serata, comunque, di democrazia, di confronto sereno e leale che ha certamente contribuito alla conoscenza dei candidati e della loro capacità oratoria. I tempi sono maturi, il 5 di giugno si vota, il messaggio che ci sentiamo di sottoscrivere è che, oltre all’augurio che vinca il migliore per la città tutta, frazioni comprese, è che i cittadini – finalmente – decidano di andare a votare, perchè si decide del futuro nostro, delle nostre famiglie, dei nostri giovani e dei nostri anziani. Dopo, chi si lamenterà non essendo andato a votare, dovrà tacere. Solo votando si può immaginare di cambiare.