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6 febbraio: Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

DiComunicato AUSL FE

Feb 5, 2022

Ruolo dell’ostetrica fondamentale nel sostegno delle donne mutilate

Bisognerebbe iniziare a parlarne, per fare capire a tutti che è una violenza”. A parlare è J., una donna nigeriana di 52 anni, che ha subito una mutilazione genitale da bambina, quando abitava ancora in Nigeria. È una delle tante donne sottoposte a questa pratica, dannosa e pericolosa, ancora diffusa principalmente in Africa e Medio Oriente per motivi culturali.

Il Servizio Salute Donna dell’Azienda USL di Ferrara ha incontrato negli anni tante donne vittime di mutilazioni genitali femminili (MGF). Si tratta per la stragrande maggioranza di donne immigrate originarie della Nigeria e, in misura minore, dalla Somalia e dall’Egitto.

In occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, istituita il 6 febbraio dall’ONU nel 2012 per proclamare zero tolleranza per le MGF e intensificare gli sforzi globali per porre fine a questa usanza, l’AUSL mette in luce il ruolo fondamentale dell’ostetrica nel sostegno delle donne mutilate, sia dal punto di vista assistenziale che umano.

La visita ginecologica è più complessa e dolorosa, quindi bisogna seguire particolari indicazioni per garantire l’assistenza sanitaria e metterle a proprio agio – spiega Doina Nedea, ostetrica in servizio al consultorio di via Boschetto a Ferrara -. Il primo passo è accertare il tipo di mutilazione o infibulazione subita, il grado di consapevolezza che la donna ha riguardo alla MGF e la presenza di qualsiasi problema e conseguenza di natura psicologica, sessuale e fisica”.

Sono richiesti quindi “conoscenza e ascolto perché ogni paese ha le sue tradizioni, sia sul tipo di modificazione che sull’età in cui è necessario farla. Molte donne non sanno di essere state mutilate perché erano troppo piccole e quindi non ricordano– racconta Nedea -. Chi è stata ‘operata’ da adolescente, ‘compensa’ il trauma con la grande festa che viene organizzata subito dopo, per ricevere regali e celebrare l’entrata in comunità. È la loro cultura, si dà per scontato che sia una cosa normale”.

È invece una pratica pericolosa, invasiva, aggressiva e dolorosa che porta a gravi complicanze durante i rapporti sessuali e durante la gravidanza e il parto. “Le ostetriche seguono le linee guida nazionali e regionali sui comportamenti da tenere durante la visita, con grande attenzione anche alla componente umana – sottolinea l’ostetrica -. Compresa l’attività di educazione e sensibilizzazione per informare sulle leggi italiane ed evitare che le madri mandino le proprie figlie nel paese d’origine per fare questo intervento dato che nei paesi europei è illegale”.

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