CENTO: Paolo Crepet ospite del Piccolo Teatro Borselli, una lezione di vita per genitori di millennials

Di Giuliano Monari

 

Nelle parole di Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, l’analisi delle nuove generazioni di genitori e figli: i primi che hanno abbandonato il ruolo di educatori e i secondi che bruciano le tappe vivendo a 13 anni come i 18enni del passato. «È una generazione che non conosce i sogni perché non sono state insegnate le passioni; non si ha più il coraggio di dire ‘no’, cioè di educare»

«Se tuo padre e tua madre non ti hanno mai detto un no da quando sei nato, il primo no che ti dice un esterno non lo accetti. L’educazione è una fatica che nessuno è più disposto a fare: coinvolge i genitori, i nonni, gli educatori, anche quelli fuori scuola a incominciare dall’ambito sportivo. Tutto questo ha una ricaduta drammatica: è una generazione che non conosce più i sogni perché non sono state insegnate le passioni. A forza di dire di sì tutto diventa grigio, si perdono i colori. Tutto è anticipato rispetto a ieri, oggi a 13 anni fai la vita che una volta si faceva a 18. La società anticipa i suoi riti: prima maturi, prima diventi consumista. Oggi un ragazzino di 13 anni al telefonino si compra quello che vuole e questo crea una sproporzione, è una maturazione fittizia: non sei maturo perché sei su Facebook, ma se hai una tua autonomia. Oggi giustifichiamo tutto, non conosciamo i nostri figli, siamo abituati a non negare loro mai niente, a 13 anni le figlie fanno l’amore e non ci sono molte mamme che svengono alla notizia. Si consuma tutto troppo in fretta, anche la vita». È un’analisi dura, concreta, affilata come la lama di un rasoio quella che il filosofo-medico-psichiatra mette a nudo di fronte ad una platea attenta e riflessiva. Molte donne, ma anche molti uomini. Un pomeriggio di primavera che Crepet ha reso più invitante di una bella passeggiata all’aperto. Un modo di affascinare la platea dell’uditorio, quello del ‘dottore’, che ha coinvolto. Oltre due ore di verità, quelle che spesso i genitori solo sospettano. Quelle che fai fatica ad accettare. Difficile riflettere serenamente sui propri rapporti con i figli. Difficile prendere coscienza che questi ‘millennials’ siano così come sono a causa dei comportamenti degli adulti. Difficile. Ed ecco che Paolo Crepet, con la sua calma dura e determinata, a tratti forte nei percorsi e nei toni, ti sorprende a riflettere sul tuo ruolo di mamma e di papà di queste generazioni più propense all’isolamento che alla socializzazione. E questo parrebbe essere un paradosso kafkiano, ma così non è. Tutti isolati davanti ai propri monitor, computer, smatrphone, tablet. Nessuno più che dialoga ‘live’. Giovani e meno giovani sempre superconnessi ma al tempo stesso isolati. Ed ecco che questo 67enne veneto mette a nudo le nostre debolezze, quelle che intrinsecamente sappiamo ma, sempre presi dalle mille cose da fare, non ci fermiamo ad analizzare. E sarebbe saggio, invece, soffermarsi. «Il problema è prima dei genitori che hanno sempre una responsabilità in più rispetto ai figli – chiarisce Crepet -. Finché campi conservi una responsabilità nei confronti dei figli, anche quando sono adulti negli atti che faranno si rifletterà l’educazione che hai dato. Ma le cose sono cambiate improvvisamente, il mercato del lavoro è diverso e anche la proposta educativa si è allungata all’infinito. Una volta il diploma era più che sufficiente per lavorare, adesso non basta più una laurea. Hai un terzo della vita che è formazione e questo cambia la prospettiva, i bisogni, la necessità e anche i consumi. E perché tutto sia possibile, esige una famiglia che non è più educativa, ma economica. Il valore di una famiglia è passato da educativo a commerciale. I genitori da educatori sono diventati un bancomat». Poi c’è la grande responsabilità dei mass-media: «Quando non si hanno idee si danno cazzotti. In un talk-show il primo che si alza e si toglie il microfono segna un punto. È il non parlare che porta voti, oppure il minacciare il tuo prossimo. Più che aumentata, la violenza è ben comunicata. La stessa violenza che una volta poteva avvenire in un comizio, adesso è sui social con una capacità dirompente moltiplicata». Ed ecco la freccia all’intimo dei genitori: “sempre protettivi e sempre più ‘amici’ è l’ultima grande sconfitta che ha determinato l’abdicazione del ruolo di genitore a quello di confidente. Se si perde la coscienza del ruolo fondamentale di chi deve dare esempi, non consigli, è finita. E allora vedremo sempre più mamme sui Suv all’ultima moda accompagnare i loro ‘bambini’, spesso 30enni, al colloquio di lavoro … si sa mai che si perdano per strada”. Non si crescono uomini e donne proteggendoli ad ogni costo: la crescita passa, inevitabilmente, attraverso errori che ognuno deve poter pagare di tasca propria. Solo così si cresce”.

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