IL DIALETTO DEI TESTAMENTI DI TASI CONQUISTA CENTO

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Sala Zarri gremita, venerdì sera, per la coinvolgente iniziativa ‘E cóme ògni an a sòn felîz e cuntènt, ed lèzer in piȃza el mî testamènt’.

«Questo – ha affermato l’assessore ai Servizi Bibliotecari, Mariacristina Barbieri – ritengo significhi che la valorizzazione del territorio attraverso la riscoperta delle radici storiche legate anche alla nostra tradizione popolare è un argomento particolarmente sentito».

Giampaolo Borghi, anima del progetto, ha presentato il ‘Carnevale di Cento e la sua gente nei testamenti di Tasi composti da Filippo ‘Omes’ Govoni’, la cui lettura è stata affidata a Mondo Baraldi, Giancarlo Mandrioli e Patrizia Roncaglia.

Il Comune è risultato fra i vincitori del bando sulla “Salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna” con un progetto legato ai testamenti della maschera locale Tasi, progetto nato a seguito del recente recupero degli scritti redatti in dialetto da Filippo Omes Govoni a partire dalla metà degli anni ’60, sino al 1989. I manoscritti e dattiloscritti sono conservati presso l’Archivio storico comunale grazie all’interessamento del nipote Renato Govoni. Considerata la preziosa documentazione, che rischierebbe di andare perduta, l’assessorato ai Servizi Bibliotecari ha ritenuto importante porsi come obiettivo la pubblicazione di una parte dei testamenti per consentirne la più ampia conoscenza e diffusione. Alla pubblicazione, che raccoglie anche un saggio di Piergianni Lamborghini  verrà anche allegato un dvd, realizzato da Daniele Cortesi, relativo alla registrazione dei testamenti, con il commento di Guido Bonzagni.

«Per trasformare questo progetto in un attivo strumento di conoscenza dell’importanza del dialetto legato al carnevale centese e ai relativi contesti storici, sociali e antropologici che ne hanno favorito il suo impiego – ha riferito Mariacristina Barbieri -, ha preso vita un percorso mirato con alcune classi delle scuole del territorio, pensando alla riscoperta del dialetto come linguaggio intergenerazionale che permetta ai bambini, agli adolescenti e agli anziani di raccontare e raccontarsi».

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