Matita&Penne

Puntata n. 10 del 23 giugno 2017
  MATITA- Tranne un approccio mal riuscito e subito abbandonato, non ho avuto rapporti col greco antico. Perciò magari non è facile capire il perché ho voluto leggere questo libro: -LA LINGUA GENIALE 9 ragioni per amare il GRECO- di Andrea Marcolongo, Ed. Laterza 2016,Pag.156,€15,00.
Forse perché ho sempre amato cercare l’etimologia delle parole, e la maggior parte, se non è latina è greca. Mi è piaciuto molto, un libro che parla d’amore, come dice il titolo,amore per le lingue, per i linguaggi, per il greco antico. Mi sarebbe stato di più facile lettura e comprensione se avessi studiato il greco a scuola, ma l’autrice (Andrea è femmina) è così brava da non avermi fatto sentire il più ignorante della terra quando non sono riuscito a capire le parti scritte in greco. Anzi, mi ha fatto venir voglia di studiarlo, questo greco dei nostri avi.
Mi piace quando l’autrice ringrazia il padre che l’ha cresciuta insegnandole, tra l’altro,” la leggerezza.. e l’arte rara di ridere quando non c’è niente da ridere”. Molto belli e interessanti i vari “quadri” nel libro che parlano di.. Vino Greco, il Dizionario, la Scrittura, Isidoro di Siviglia, il Tabù linguistico, la Poesia.
matita 23 giugno
Perciò non abbiate paura anche se non conoscete il greco, leggetelo e vi innamorerete dei…”vecchi ” greci.
Nel secondo giorno d’estate, un secondo libro, “caldamente” consigliato:  -L’ARTE DI ESSERE FRAGILI- di Alessandro D’Avenia, Ed.Mondadori 2016, Pag.209, €19,00. E’ scritto da un giovane insegnante di lettere e parla di Leopardi. Amando io Giacomo Leopardi fin dal liceo, non potevo non leggere questo libro. Mi è subito parso diverso dalle numerose e note biografie e saggi sul grande Giacomo. L’autore, con quest’opera, vuole avvicinare i giovani (ma anche non) al ..”gobbo di Recanati” con un nuovo indovinatissimo metodo: far arrivare i giovani al Leopardi attraverso l’analisi della vita attuale, reale di ciascuno, e non ,come si è fatto sin’ora, imponendo l’autore attraverso la lettura delle sue opere e poi collegare queste alla vita reale d’oggi. Praticamente il cammino contrario. E’ un libro che consiglio sia ai giovani che agli insegnanti, ed anche a chi non ha mai approfondito il Leopardi, ma è rimasto alle nozioni scolastiche.
” E’ cosa indubitata che i giovani…non solamente soffrono più che i vecchi, e sentono molto più di questi il PESO della vita, e la fatica, e la pena, e la difficoltà di portarlo e strascinarlo (zib.1823).
Dice l’autore:” alla maggior FAME di un giovane, corrisponde maggior dolore, perché c’è un eccesso di domanda senza una risposta adeguata, proprio come succede negli amori non ricambiati”.     “A volte vorrei non amare così tanto la bellezza e potermi accontentare di molto meno, ma so che non sarei più io. Non sopporterei una vita senza passione per la vita”. E ancora: ” Il mondo è un luogo abitato solo da chi coltiva la propria vita interiore, sia che in tasca abbia uno smartphone sia che abbia solo le sue mani. La connessione immediata con tutto il mondo, senza sentirne il peso, la consistenza, l’odore,il sapore, il rumore, la fatica, indebolisce la facoltà di MERAVIGLIA e quindi di sentirsi parte di una storia, con la sua profondità di passato e apertuta al futuro”.. “il mio mediare di insegnante mi ha allenato ad “ascoltare” i VOLTI, perchè rivelano la vita interiore delle persone”… “E’ poesia un amore fedele, è poesia un piatto gustoso, è poesia una spiegazione appassionata. L’immaginazione non
è cosa da poeti, ma da uomini che fanno di ogni azione poesia, cioè compimento”.
Questo libro insegna anche ad amare i libri e il leggere. Sfogliamo un libro come sfoglieremmo una rosa profumata, e sentiremo lo stesso profumo. Le pagine di questo libro…”non contengono soluzioni semplici, perchè semplice la vita non lo è mai… ma suggeriscono come un pò più semplici potremmo essere noi, con uno sguardo più puro sulla vita”.  “La poesia è un messaggio in bottiglia che vive nella speranza di un dialogo differito nel tempo”. Spetta allora a noi rompere la bottiglia, poichè..”spesso alla vita preferiamo il suo rivestimento, come se chi ha ricevuto un regalo s’accontentasse del pacchetto(chiuso), per paura di rimanere deluso”.
Leggete dunque questo bellissimo testo ed imparate a fare il  possibile e l’impossibile perchè il navigare vi sia dolce nel mare della vita,   così grande e così breve.
Appuntamento a fine estate.penne 23 giugno

PENNE- Semplicità= Bontà. La cosa più semplice e buona in questa stagione? Fiori di Zucca fritti.
Due modi diversi e semplici per farli. (Non amo quelli alla Romana ripieni di mozzarella e acciuga).
Prendete dei fiori freschissimi e aperti. Eliminate i pistilli ma non il gambo. 1) fate una pastellina semiliquida con farina 00 e acqua gassata freddissima, immergete il fiore e buttatelo in olio EVO bollente. Giratelo subito e toglietelo asciugandolo su carta gialla. Una grattugiata di sale rosa ed un bicchiere di Pastis ghiacciato.
2) sbattete 3 uova intere, un pizzico di sale e semi di cumino schiacciati. Immergetevi il fiore, poi passatelo in farina di mais finissima e buttate in padella. Girate subito ed asciugate. Si accompagnano anche ad un Rosè Franciacorta ghiacciato.
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Puntata n. 9 del 8 giugno 2017
 MATITA-  Chi non ha mai comprato un libro attratto dalla copertina, o dal titolo, o dalla veste tipografica, o dal tipo di carta, o dai caratteri grandi, o dal prezzo interessante, o da una recensione favorevole, o da una stroncatura brutale, o da mille altri motivi che a volte nulla hanno a che fare col contenuto del libro? Beh, io no di certo. Però non avrei mai comprato questo libro per la copertina, né per il titolo, né per l’autore che non conoscevo affatto. Perciò ringrazio il caro D’Arrico per avermi invogliato, con la sua recensione, a chiedere in biblioteca:
IL LIBRO DEGLI SPECCHI, di E.O. Chirovici, Ediz. Longanesi, 2017,Pag.330, €16,40.
Di cosa parla il libro ce lo dice l’autore nella postfazione: parla di un omicidio commesso all’Università di Princeton alla fine degli anni ottanta. L’autore è nato in Romania ma vive in Inghilterra. Questo è il suo primo libro in lingua inglese. Prima ne aveva pubblicati altri nel suo paese. E’ un romanzo di introspezione e riadattamento inconscio dei ricordi. Come se l’immaginazione plasmasse la realtà in qualcosa di completamente nuovo. Detto così può sembrare un libro difficile, ma non lo è. Lo si legge piacevolmente e stimola l’interesse del lettore fino alla fine.libro specchi
” Richard- lo sapevi che per noi, cioè per il cervello umano, molto spesso è impossibile distinguere fra finzione e realtà?-
Per questo un film ci fa ridere o piangere, anche se sappiamo che si tratta di una storia recitata da un gruppo di attori e scritta da uno sceneggiatore…”  ” Mi capita di starmene ore in un bar soltanto per guardare la gente, per studiarne i gesti, le espressioni…”. ” ..il restauratore si unì alla conversazione e a bassa voce confessò la convinzione che gli oggetti d’antiquariato conservino per anni, dentro di sé, gli influssi buoni o malvagi dei vari proprietari e di aver percepito tali energie, nel toccare un oggetto, sotto forma di uno strano solletico alle dita”.
 Un bel romanzo. Un poco diverso. Ne consiglio la lettura certo che non vi deluderà.
PENNE— La TIGELLA è un tipico prodotto artigianale dell’Appennino Modenese. Molti la chiamano anche crescentina, anche se per i modenesi la Crescente è lo gnocco fritto. Il nome “Tigella” deriva dai dischi in terracotta o refrattaria (col simbolo del fiore della vita, vedi foto) che una volta si usavano per cuocere le pastelline  che, una volta cotte, vanno tagliate a metà e farcite rigorosamente col Pesto Modenese. Oggi più facilmente si cuociono nella tigelliera in ghisa da 4/6 pezzi, o ancor meglio, se si trova, nella tigelliera liscia tonda in ferro senza gli appositi alloggiamenti. La ricetta per delle squisite tigelle è questa. Ingredienti : Farina00 500gr. Sale fino 10gr.(2 cucchiaini). Acqua tiepida 100ml ( 2 bicchieri). Latte 100ml. Lievito di birra 1Bustina. Strutto 25gr. o se si preferisce Olio EVO 3 Cucchiai. Preparazione: Setacciare la farina ed aggiungere il sale mescolando molto bene. Far sciogliere il lievito nell’acqua e latte insieme, tiepidi. Aggiungere alla farina e lavorare con le mani, poi aggiungere lo strutto o l’olio e finire la lavorazione fino ad ottenere una pagnottella lucida ed elastica. Se risultasse troppo morbida aggiungere farina QB. Incidere la pagnottella a croce sopra e coprire con un canovaccio lasciando lievitare per almeno 2 ore. A lievitazione avvenuta lavorare a mano e dividere in piccole palline. Coprire di nuovo con un canovaccio per la seconda lievitazione di circa mezz’ora. Quindi stirare le palline col mattarello a formare dei dischetti di circa 1cm. Cuocere i dischetti (tigelle) nella piastra in ghisa pre-riscaldata su entrambi i lati. Prima di collocare le tigelle ungere appena la base della piastra con un pennellino intinto d’olio. Una volta collocate le tigelle, coprire la piastra e cuocere a fuoco medio. La piastra non va girata, sono le tigelle a doversi girare una a una a mano. Quando dorate da entrambi i lati sono cotte. Vanno consumate calde, per cui porle in un cestino dentro a un canovaccio.tigella
La loro morte è la farcitura, dopo averle tagliate a metà, col PESTO MODENESE: Lardo battuto al coltello assieme ad Aglio e Rosmarino freschi e sale grosso ridotti ad una crema da spalmare. Farciture alternative: Al Pesto si può aggiungere un cucchiaino di Parmigiano Doc. Oppure farcirle solo con Salame Felino, o prosciutto di Parma, o Mortadella di Bologna, o….Nutella …etc etc. Lambrusco di Sorbara o Grasparossa o Salamino o Santacroce o Castelvetro si sposano benissimo, magari serviti  freschi, visto che il caldo è già arrivato.
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Puntata n. 8 del 27 maggio 2017
  MATITA_
Vi parlerò oggi dell’ultimo romanzo di Silvia Avallone: – Da dove la vita è Perfetta- Ediz. Rizzoli 2017 Pag.377 € 19,00.
Se avete letto il primo libro della Avallone, Acciaio e vi era piaciuto, vi piacerà anche questo. Molto, forse troppo simili come ambientazione: periferie degradate e persone emarginate di Piombino, nel primo, di Bologna in questo. C’è pure una Via Stalingrado in comune.
E visto che la puntata scorsa vi ho parlato de- L’amica Geniale-, viene spontaneo chiedersi se la fantomatica autrice Ferrante, donna di almeno quattro mani, non si sia letta Acciaio della Avallone, prima di cimentarsi nella quadrilogia de L’amica Geniale. Ma torniamo a  noi:- Da dove la vita è Perfetta-, tratta principalmente due temi nuovi rispetto ad- Acciaio-, e cioè l’impossibilità di generare, e la difficoltà di adottare (non solo sotto il profilo burocratico, ma anche e soprattutto psicologico). Ed anche della difficoltà di generare un figlio a diciassette anni  senza che il padre se ne prenda responsabilità. Devo dire che questo è anche un bel libro d’amore se lo leggiamo molto tra le righe e non ci facciamo sormontare dalle traversie durante tutte le 24 ore dei giorni pieni di fatti che non sono certo quelli di famiglie agiate o di un certo livello socio-culturale. C’è sempre, come in Acciaio, dietro l’angolo la visione e la speranza di un futuro “normale” anche se questa visione è sempre, come in Acciaio, derivata dalla convinzione che il “riscatto” passi attraverso i soldi e in questi ambienti ciò vuol dire  spaccio, furti, rapine, fino all’omicidio.
A guardare il visino pulito e severo della autrice nel risvolto di copertina, del tipo giovane prof. di liceo, viene da chiedersi come sia riuscita a descriverci così bene una realtà che sembra lontana da lei . Ma forse non più di tanto, avendo vissuto l’autrice sia a Piombino che (oggi) a Bologna. Bologna è vicina, sarebbe bello chiederglielo personalmente, magari nella libreria del marito.
Divagando mi viene in mente un altro accostamento tra “Acciaio” e “L’amica Geniale” della Ferrante: nel primo libro i personaggi vedono e sognano come loro “liberazione” l’Isola D’Elba, dove vivono e soggiornano solo ricchi e benestanti, nel secondo  è sempre un’Isola, ma Ischia.. strane analogie signore Ferranti !
Comunque se non aveste letto Acciaio, vi consiglio di leggerlo prima di questo ultimo della Avallone. A me è piaciuto di più Acciaio. Nasconde piccoli angoli di poesia fra la violenza quotidiana che ci sommerge e così bene è descritta…” C’era l’estate che friniva in milioni di insetti nascosti”… “le luci si spensero di colpo..”Topa,Topa,Topa,Topa!”
Un’altra cosa vorrei chiedere alla Avallone: come mai alla fine dei suoi libri si firma e si data?
Anche se preferisco Acciaio, anche questo ultimo vale la pena di leggerlo, ci troverete i bolofeccia, i bolobene, i lombriconi, i Compro Oro, “donne per lo più velate”, “come aver ricevuto il visto per un altro pianeta”  , il Pratello  e.. “E dove stava scritto che i desideri erano più importanti delle persone?” e tanto altro.
PENNE- Visto che l’estate si avvicina e le noci stanno maturando…è tempo di raccoglierle col loro bel mallo verde e fare un bel…. NOCINO !
Ingredienti: 30 noci intere che si raccolgono dal 15 al 30 Giugno a secondo della stagione. Alcool 90° 1,5 litri.
Cannella in polvere Gr.8. Chiodi di Garofano N°8. Zucchero Gr.800. Limone Bio: 1 scorza. Acqua bollita Gr. 500.
Preparazione: lavare le Noci, tagliarle in 4 parti e porle in un vaso di vetro capiente assieme alla Scorza di limone a pezzi, la Cannella, i Chiodi di garofano, lo Zucchero, l’Acqua e per primo l’Alcool lasciando la parte alta vuota. Chiudere ermeticamente il vaso e porre al sole per 60 giorni agitandolo bene ogni 2/3 giorni. Dopodiché si cola il contenuto con una tela rada o colino fitto. Si lascia fermo per 3 giorni e quindi si filtra con carta filtro. Se risultasse troppo alcolico, aggiungere acqua bollita a raggiungere il grado desiderato. Accompagnatelo con una ciambella casalinga: il classico ” Bensone” modenese magari ripieno di marmellata  di amarene e con granella grossa di zucchero sopra va benissimo.
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Puntata n. 7 del 7 maggio 2017
MATITA-     Un grazie a chi mi ha regalato questo libro di cui vi parlo oggi:
L’amica geniale (vol1) di Elena Ferrante (o chi per lei) Ed. E/O 2016 Pag. 327 € 18,00.
Con colpevole volontà mi ero tenuto lontano dai libri del “caso Ferrante”, come faccio quando si parla troppo di qualcosa. Errore. Questo libro che vi consiglio caldamente, è veramente bello e sicuramente leggerò gli altri.
Non mi importa chi lo abbia scritto, anche se una mezza idea me la sono fatta. Sì, il “caso Ferrante” è che nessuno sa ancora per certo chi sia la scrittrice (sicuramente si tratta di una donna) che ha scelto di usare lo pseudonimo di Elena Ferrante fin dal suo primo libro.
geniale
Le protagoniste de L’amica geniale sono: l’intellettuale e studiosa Lenù che si racconta, e l’amica Lila  figlia dello scarparo. Questo primo volume narra la storia delle due ragazze dall’infanzia all’adolescenza in uno dei rioni più miserabili di una Napoli, meno conosciuta ma non meno camorrista, delle estreme periferie. Quelle periferie dove si poteva crescere per decenni senza mai aver visto il mare…. che stava al di là di un tunnel. E’ pure una analisi e narrazione dei cambiamenti e della voglia di riscatto dei giovani. Riscatto visto sotto le due diverse forme, della ricchezza (i soldi) quella negativa, e del perdono al posto della vendetta, la positiva…
 “E che ci guadagna?” chiesi a Lila “Non lo so. Vuol fare un gesto che qua al rione non farebbe nessuno”. “Perdonare?” Lila scosse la testa scettica. Stava cercando di capire, stavamo tutt’e due cercando di capire, e capire era una cosa che ci piaceva moltissimo.  ….   “Provai una sensazione che poi nella mia vita s’è ripetuta spesso: la gioia del nuovo”.
….  “Lila sapeva parlare attraverso la scrittura”…. “a differenza anche di molti scrittori che avevo letto e che leggevo”….” in più non lasciava traccia di innaturalezza, non sentiva l’artificio della parola scritta”.
In questo libro si capisce come i soldi possano cambiare la vita delle persone anche nel modo di pensare, o meglio come le persone pensino che i soldi cambino loro la vita in meglio (ma anche in peggio). E si capisce come la bellezza fisica possa essere un’arma impropria e a volte pericolosa quando sovrasta e si sostituisce a quella cerebrale … ” La bellezza che Cerullo aveva nella testa fin da piccola non ha trovato sbocco, Greco,e le è finita tutta in faccia, nel petto, nelle cosce,nel culo, posti dove passa presto ed è come se non ce l’avessi mai avuta”.
Bene, leggete questo libro. Io intanto vado a leggermi il secondo volume: “Storia del nuovo cognome” poi vedremo se sarà il caso di proseguire col terzo “Storia di chi fugge e chi resta ” ed infine con l’ultimo ” Storia della bambina perduta”. Per il primo ne è veramente valsa la pena leggerlo, e se tanto mi dà tanto…..!
Se poi volete partecipare ad una conferenza sulla Ferrante, al Salone del libro di Torino (18/22 Maggio) ce ne sono due, una il 19 di Critica e Scrittori, ed una il 20 degli Editori internazionali.
Intanto si stanno iniziando le riprese della serie sceneggiata legata ai quattro volumi. Sono in trepida attesa.
PENNE- Spaghetti Bio/Integrali Vongole  e Bottarga.
Ingredienti: Vongole vive, veraci o poveracce (io preferisco le seconde). Spaghetti integrali.  Sale qb. Olio EVO. Aglio uno spicchio svestito. Prezzemolo QB. Vino bianco secco. Bottarga . Come guarnizione:Capperi tritati e dadini di mozzarella di mucca.
bottarga
Saltate le vongole in una padella dove avrete fatto imbiondire l’aglio in olio evo, dopo averle accuratamente lavate in acqua fredda per eliminare completamente eventuali residui di sabbia. Quando si saranno aperte (eliminate quelle che rimarranno chiuse), aggiungete mezzo bicchiere di vino bianco e fate sfumare. Poi il prezzemolo tritato, mescolate e mettete in attesa. Scolate gli spaghetti, cotti in acqua poco salata, al dente e conditeli in una padella con olio Evo e Bottarga. Saltate con le vongole e servite ben caldi  impiattando dei nidi con sopra  (se volete) un po di trito di capperi e mozzarella, e intorno le vongole coi loro gusci.  Verdicchio Doc.
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Puntata n. 6 del 3 maggio 2017
Matita– Incuriosito da un’intervista su Radio 24  che mi aveva fatto apprezzare l’autore ,il giornalista Paolo Pansa, ho letto il libro: Vecchi, folli e ribelli. Ediz .Rizzoli,2016, Pag. 295, € 20,00.
I trentaquattro raccontini presentati a mò di conversazione casalinga tra l’autore ottantaduenne e la moglie, sono tutti di una banalità e monotonia sconcertante. Il fil-rouge che li lega è il sesso, un sesso pruriginoso e per nulla gioioso. Il libro potrà piacervi se siete estimatori dei films di Tinto Brass. Secondo me il titolo più azzeccato sarebbe stato:
pansa
Vecchi arrapati e donne che la danno. Ma forse ne andava del buon nome dell’autore. Però la copertina è in tema: non so se di proposito o meno, è stato scelto un particolare di un dipinto del russo Zimov, ed è una di quelle immagini illusorie che possono essere viste in due modi. Se fissate lo sguardo sul nero dello sfondo, allora invece del retro della testa di un uomo cinta da un braccio femminile, vedrete il retro della testa e orecchie di un maiale. I racconti comunque non mi sono piaciuti (letto uno letti tutti), anche perchè se voglio leggere delle vero sesso, leggo Bukowski. Non è ” il gusto per la vita” come dice Pansa nella contro-copertina, a non aver abbandonato i vecchi, ma quello per il sesso. Poi, se uno riduce la vita solo a quello, allora affari suoi. Questo comunque è un libretto leggero se paragonato agli altri ben più impegnati dell’autore, e mi sembra un libro di “pancia” più che di Pansa. C’è anche un “Epilogo” nelle ultime pagine, che vorrebbe forse riscattare il resto, ma rimane un elenco in forma di raccontini brevissimi degli ultra centenari ancora in vita al 2016, compresa una Carla che era Carlo, di centodue anni… “assistita da una badante albanese che, forse, è un badante”. Bah, spero almeno che Pansa e moglie si siano divertiti a raccontarseli, e che non gli resti solo questo. Auguri.
Penne– Ultimi sprazzi d’inverno? Vi è avanzato un cotechino precotto Modenese?
Allora fate così: preparate un bel purè alla francese in questo modo.
Lessate mezzo kg. di patate gialle, scolatele, pelatele e passatele ancora calde nello schiaccia-patate. Poi setacciatele con un colino a rete fitta in modo che risultino molto cremose, aggiungete un pizzico di sale e mescolate a mano a formare un panetto. A parte riducete un brick di panna liquida fresca del 50% a fuoco lento. In un tegame alto e stretto amalgamate bene patate e panna a mezzo fuoco mescolando sempre. Spegnete il fuoco, aggiungete abbondante noce moscata grattugiata e circa 2 etti di parmigiano di montagna 30 mesi sempre grattugiato.
cotechino
Riportate sul fuoco mescolando sempre ed aggiungendo latte , q.b. a raggiungere la cremosità desiderata ( quasi liquido). Aggiungete 2 noci di burro di caseificio e lasciatele sciogliere a fuoco spento coperto. Ecco pronto un purè cremoso da servire molto caldo in un piatto fondo da brodo, con sopra delle fettine molto sottili di cotechino bollito (precotto o no), spellato e passato sulla piastra da panini schiacciando bene in modo da spremere ed eliminare (quasi) tutto il grasso. Un buon bicchiere di Chianti DOC,
vi concilierà una perfetta digestione.
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Puntata  n 5 del 24 aprile 2017
MATITA-  Se non avete mai letto Raymond Carver,è ora che lo facciate.Questo autore americano mancato a soli cinquanta anni (1938/1988) ci ha lasciato una delle migliori serie di racconti e poesie della letteratura USA contemporanea dopo aver frequentato solo una scuola di scrittura per corrispondenza. Ma l’amore per la lettura e una vita difficile fecero il resto. Avvicinatevi a questo grande autore leggendo la raccolta di poesie:  “Orientarsi con le stelle “che comprende: “Voi non sapete che cos’è l’amore”, Racconti in forma di poesia” e “Blu oltremare”.  –“Orientarsi con le stelle”, Ediz. Minimum fax, 2016, pag.502, €12,00. —
Anche chi non ama molto la poesia, lo legga. Non se ne pentirà. Vi immergerete nella vita reale dell’uomo qualunque, la vita vera. E se sarete fortunati potrete condividere quello che l’autore scriveva poco prima che il cancro se lo portasse via: ” hai ottenuto quello che volevi da questa vita nonostante tutto? Sì. E cosa volevi? Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla terra”
C’è del sole in questo libro. Se vi sentite un po giù e c’è dell’ombra e del freddo nel vostro cuore, aprite anche a caso questo libro, leggete, vi riempirà di luce e calore.
Poesia per il mio compleanno, 2 Luglio.
“..E continuavamo a salire/ sempre più su, più su/ e tuo fratello/ aveva il mal di testa/ per via dell’altitudine/ e continuavamo a salire/ su, sempre più su, e lui disse:/ “dove stiamo andando, papà?”/ e io risposi: su”………
Felicità.
 “….Una tale bellezza che per un attimo/ la morte e l’ambizione, perfino l’amore,/  non riescono a intaccarla./ Felicità. Arriva inaspettata….”
<b>Orientarsi</b> <b>con le stelle</b> | 10 righe dai libri
PENNE–  Tagliolini Carciofi Zafferano e Pachino.
Ingredienti: Carciofi. Limone. Pomdori Pachino.Prezzemolo. Aglio. Olio EVO. Zafferano. Vino bianco. Pecorino.Sale. Tagliolini all’uovo ( possibilmente di pasta sfoglia fresca).
Comperate dei carciofi freschi belli sodi, mondateli ed usate solo i cuori di foglie chiare senza spine tagliati a spicchi e i gambi vicino al carciofo (5 cm.) eliminando la parte esterna col pela-carote e affettati a rondelle sottili. Mettere carciofi e gambi in acqua e limone. Fare imbiondire l’aglio in olio EVO e poi toglierlo. Unite i carciofi e i gambi scolati e saltare per pochi minuti a fuoco vivo.
tagliolini
Abbassare il fuoco ed aggiungere i pomodori pachino tagliati in 4 parti eliminando i semi in eccesso, un bicchiere di vino bianco secco e sale q.b. e fate evaporare. Aggiungere olio Evo e coprire a fuoco spento. Sciogliere una bustina di zafferano in un poco di acqua tiepida.
Tritare il prezzemolo fresco lavato eliminando i gambi. Cuocete i tagliolini in acqua salata e scolateli molto al dente. Conditeli con olio Evo e lo zafferano mescolando bene. Versate la pasta nella padella del condimento e saltate aggiungendo il prezzemolo e una abbondante grattugiata di pecorino semi-stagionato. Servite subito belli fumanti.
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Puntata n. 4 del 19 aprile 2017

Matita—Dopo la pausa Pasquale eccoci di nuovo a parlar di libri. Oggi vi parlerò de: “L’Arminuta” di Donatella di Piertantonio Ed.Einaudi, 2017 Pag.163, €17,50. Prenderlo in biblioteca, leggerlo tutto d’un fiato, e sentirsi bene, è stato quello che mi è capitato nel giro di due giorni. Mi è sembrato di essere tornato al mio primo amore letterario: Pirandello, ai tempi del liceo. Puro verismo. Un linguaggio crudo, diretto, tagliente, profondo, senza le solite concessioni buonistiche per accattivarsi il lettore. Ma se siete di lacrima facile, ne verserete qualcuna. Non conoscevo l’autrice, che prima che scrittrice è dentista pediatrico. Ma dopo la lettura di questo, penso che mi avvicinerò anche agli altri due libri che lo hanno preceduto: “Mia madre è un fiume” e “Bella mia”. donatellaIl romanzo è ambientato in un Abruzzo (patria dell’autrice) in cui sicuramente resistono ancora ai giorni nostri in alcuni paesi semi-abbandonati del suo interno, lembi di quella vita agra narrata. E’ descritta la storia di una tredicenne, attraverso il racconto in prima persona, sbattuta da una famiglia all’altra, da una “Madre” all’altra senza spiegazioni. Solo uno stretto legame affettivo e complice con la sorella di cui la protagonista non conosceva l’esistenza, la aiuterà a forgiarsi quel carattere forte come una roccia che le permetterà di affrontare una realtà inimmaginata… “ E con mia sorella, gettate nel mondo, attraverso la complicità ci siamo salvate”. Puro verismo, dicevo.. ”Le gocce di latte che fino a un paio di giorni avanti succhiava ancora, si erano seccate nei seni”.. “I capelli spettinati sembravano foglie rimaste attaccate ai rami di un albero d’inverno”.. “Dal macellaio due etti appena di macinato e degli scarti per il cane inesistente. Avremmo bollito anche quelli, ma per noi”.. “Io non conoscevo nessuna fame e abitavo come una straniera tra gli affamati”.. E poi parlando di ”madre” : “Nel tempo ho perso anche quell’idea confusa di normalità e oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.”..” La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure”..” Ripetevo piano la parola mamma cento volte, finchè perdeva ogni senso ed era solo una ginnastica delle labbra. Restavo orfana di due madri viventi”. Grande romanzo, non troppo lungo, vi piacerà fino alla fine.

Penne— Una lasagna un po’ diversa dal solito, ma veramente gustosa. NonRagù: Fate soffriggere un trito di sedano carota e cipolla in olio Evo ed aggiungete un trito a mano di lonza di suino magrissima e del gambo di prosciutto crudo a dadini. Aggiungete un poco di timo, basilico e rosmarino freschi tritati, e una passata di pomodoro italiana 100%di qualità. Cuocete per tre ore abbondanti a fuoco lento mescolando ogni tanto. Cuocete a parte in olio con aglio rosolato, dei funghi champignon freschi affettati aggiungendo a metà cottura sale, prezzemolo fresco tritato e una punta di peperoncino se piace. lasagnePoi aggiungete dei funghi porcini secchi spezzettati dopo averli fatti rinvenire in acqua tiepida ed aver eliminato eventuali residui di terra. A cottura ultimata amalgamate i funghi col NonRagù. Fate una besciamella profumata di noce moscata ma non salata. Preparate le lasagne usando di quelle già pronte ( che potete usare crude o anche semi –sbollentate) o ancor meglio se siete capaci di tirare la sfoglia, usando quelle fatte a mano. In una teglia precedentemente imburrata e cosparsa di pangrattato fresco adagiate a strati: Lasagne, besciamella e parmigiano 30 mesi grattugiato; Lasagne, NonRagù e funghi; e via così fino alla fine. Qualche fiocchetto di burro sopra l’ultima,una grattata di parmigiano ed infornate. Un buon lambrusco rosè si accompagna bene.

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Puntata n. 3 del 31 marzo 2017
MatitaVincendo la riluttanza che ho sempre avuto nei confronti dei libri con più di cinquecento pagine, ho letto tempo fa  “La verità sul caso Harry Quebert” (2012) di Joel Dicker, giovane scrittore svizzero. E ho fatto veramente bene: un grande romanzo.baltimore
Vincendo la seconda riluttanza che ho sempre avuto verso il libro successivo ad uno veramente riuscito di un autore, ho letto il nuovo romanzo di Dicker: “Il libro dei Baltimore” (edizioni La nave di Teseo, 2016, p.587, €22,00) e ho fatto bene, anzi benissimo. Completamente diverso dal suo predecessore, questo libro narra la storia dei Goldman, una famiglia americana. Anzi due famiglie: i Goldman ricchi di Baltimore e quelli poveri di Montclair. Anche se l’io narrante, il giovane scrittore Marcus Goldman è lo stesso protagonista dell’altro romanzo di Dicker, i due romanzi sono completamente diversi. Perciò potrete leggere prima l’uno o l’altro indifferentemente, ma leggeteli. Sono due grandi romanzi e Dicker si conferma un grande scrittore superando con questo il suo capolavoro precedente. Su tutto il libro dei Baltimore aleggia l’aria pesante della “Tragedia” già annunciata nella seconda riga del prologo. Una tragedia che cavalca le vite diverse delle famiglie di due fratelli e che vi terrà col fiato sospeso fino alle ultime pagine, dove Dicker ci rivela anche, attraverso Marcus, perché scrive libri.
Grande nelle ultime pagine, una filosofia di vita che pare scontata, ma non lo è. Provate a metterla in pratica. ” Molti di noi cercano di dare un senso alla propria vita, ma la nostra vita ha senso solo se siamo capaci di raggiungere questi tre traguardi: Amare, Essere Amati e Saper Perdonare. Il resto è soltanto tempo perso.”
 
Penne- Una semplice ricetta di pesce: RICCIOLA A MODO MIO
Comprate dei tranci di ricciola fresca alti circa un dito. Sciacquateli sotto acqua fredda e asciugateli.ricciola
Passateli in padella velocemente, dove avrete fatto scaldare dell’olio EVO con foglie d’alloro uno spicchio d’aglio in camicia e rosmarino.
Scottate appena i tranci da ambo i lati e toglieteli dal tegame. Appoggiateli su carta gialla e poi passateli in una farina di semola molto fine. Intanto, nello stesso tegame mettete dei pomodorini pachino tagliati a metà, una cucchiaiata di pinoli, spicchi di patate pelate e semi-sbollentate, e una manciata di olive taggiasche denocciolate e una macinata di sale rosa. Cuocete il tutto a fuoco lento fintantoché i pomodorini non saranno appassiti.
Ora adagiatevi sopra i tranci di ricciola infarinati  tirandoli a fuoco vivo, girandoli una sola volta. Aggiungete un poco di prezzemolo fresco tritato e due rametti di rosmarino. Coprite e lasciate a fuoco spento alcuni minuti. Un bicchiere di Corvo Bianco e ..Buon Appetito.
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Puntata n. 2 del 28 marzo 2017
Matita.  Ho iniziato questa rubrica parlando  del libro di un regista/scrittore e proseguo il filone con il libro GLI ASPETTI IRRILEVANTI di Paolo Sorrentino. Mi sono accostato al libro dopo aver letto  di esso lodi sperticate a destra e a manca e perciò con una certa aspettativa; ed anche perché vi apparivano delle fotografie del grande(?) fotografo Benassi ed io amo la fotografia fin da bambino. Si avvicinava il Natale e quale occasione migliore per chiede quel libro in regalo? Poichè non lo avevo ancora visto in libreria, la sorpresa è stata grande, così come la delusione. La versione che mi è stata regalata è rilegata, con sovra-coperta, stampata su carta patinata a caratteri grandi ben leggibili, impaginata senza risparmiare spazi e costa 22,00€ per i tipi di Mondadori. Unico difetto è il peso:729 gr. Non sono riuscito a leggerlo a letto…un mattone sullo stomaco. Prima delusione le fotografie, piatte, forse apposta. In bianco e nero (la risoluzione che prediligo), ma di una opacità disarmante. L’unica che mi ha detto qualcosa è quella della bambina Eleonora, quella che non ricorda il suo cognome e che Sorrentino liquida in due scarne paginette. Sorrentino ha dichiarato più volte che l’idea del libro gli è venuta dalla grande impressione che su di lui hanno esercitato queste foto del Benassi. Francamente non condivido, e francamente non mi sono piaciuti nemmeno i racconti (uno per ogni personaggio fotografato) e non li ho trovati nemmeno in sintonia con le foto. Le due cose sono scollate. Non li ho trovati né ”comici” né “tragici” come li presenta Sorrentino, ma patetici e spero ardentemente e sono convinto che non siano un “campionario degli italiani” come afferma l’autore. Anche l’idea del libro non è originale
In generale mi sembra un’opera di demolizione della figura umana nelle sue varie sfaccettature del meschino. L’uomo non è così come Sorrentino ce lo propina. Possibile che nella vita lui abbia incontrato solo dei “pirla”? Che altro posso dire, leggetelo, magari vi piace, ma fatelo nella versione e-book, così da spendere meno. L’ultimo personaggio è a commento di una foto che ritrae lo stesso Sorrentino. L’espressione nella foto è quella di tutte le foto in cui l’autore compare, come per le interviste (di recente ne ho vista una in tv a tarda ora). Sembra che Sorrentino abbia solo quella faccia e…se la tiri. D’altro canto chi non lo farebbe dopo aver vinto un Oscar?
aspetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Penne Il passaggio da Cento, in Piazza del Guercino, domenica scorsa 26/03/17, della 28° Edizione dell’ormai famosa gara di regolarità per Auto Storiche “Valli e Nebbie”, organizzato dal Club OFFICINA FERRARESE, di cui sono stato felicemente spettatore e fotografo (dilettante), mi ha dato lo spunto per la ricetta di questa settimana. In particolare il passaggio di una Fiat 1100 (di cui foto sotto), mi ha suscitato dolci ricordi di quando, bambino, facevo gite domenicali con tanto di picnic nei boschi dell’appennino modenese, proprio a bordo di una  Fiat 1100 come quella , guidata da mio padre. Mia madre era l’addetta alla preparazione del famoso “cestino”, si fa per dire, da picnic. Si fa per dire, perché il bagagliaio della Millecento veniva letteralmente riempito di cibarie di ogni tipo, naturalmente oltre al tavolino e le sedie pieghevoli, i plaid scozzesi, l’ombrellone e chi più ne ha più ne metta. Essendo una famiglia numerosa (tre figli), spesso alcune cose che non stavano più nel capiente bagagliaio, venivano sistemate sul divano posteriore, accanto a noi tre bambini che naturalmente, visti i tempi, viaggiavamo senza cinture di sicurezza. Mia madre, cuoca sopraffina e intelligente, per non farci litigare sulla fetta preferita ( bordo, centro, spicchio o quadrato, etc..) facendo una crostata unica, aveva adottato la soluzione di fare tante piccole crostatine. Sfortunatamente spesso si litigava ugualmente, perché a tutti piaceva sempre la stessa. Ma poi mio padre, con qualche espediente estemporaneo del tipo indovinelli, metteva  pace, e amen.   E allora ecco come fare le:  CROSTATINE “1100”.matita

“TORTINE DI PASTA FROLLA CON CREMA PASTICCERA E MARMELLATA DI AMARENE BRUSCA”
Ricetta per circa 12 tortine diam.9cm                                                                                                              
PASTAFROLLA    Ingredienti:   FARINA 00  Gr.140;  ZUCCHERO A VELO Gr.60;   BURRO Gr.60; SALE un pizzico;  UOVA 2 tuorli;   LIMONE Biologico 1 scorza senza il bianco, grattugiata.    Lavorazione: Sabbiare in un mixer la farina dopo averla setacciata, con il burro freddo tagliato a pezzetti e il pizzico di sale.  In una ciotola aggiungere al composto lo zucchero a velo, i 2 tuorli e la buccia del limone grattugiata. Amalgamare il tutto a mani fredde fino ad ottenere una pasta omogenea. Non lavorarla troppo.   Riporre a riposare in frigo per 3/4 ore. Mentre riposa, fare la crema pasticcera.
CREMA PASTICCERA  Ingredienti:  LATTE INTERO FRESCO 200 ml. ; PANNA FRESCA LIQUIDA 50 ml.  ;     UOVA 3 Tuorli ;  ZUCCHERO A VELO 70Gr. ;  LIMONE Biologico 1 scorza ;  FECOLA DI PATATE 23Gr. Lavorazione:  A fuoco dolce portare ad ebollizione il latte , la panna e la scorza del limone a pezzi grandi.  (Se si preferisce, si può sostituire il limone con un baccello di vaniglia inciso). Poco prima che giunga a bollore spegnere il fuoco e lasciare riposare per 5 minuti.   A parte, unire i tuorli allo zucchero e sbattere col frollino fino ad ottenere una omogeneità senza grumi, quindi unire la fecola e frullare ancora.  Mettere il composto sul fuoco dolce aggiungendo pian piano il latte dopo aver eliminato le scorze del limone o il baccello, senza mai smettere di mescolare. Una volta raggiunta la consistenza della crema desiderata, fare  raffreddare a temperatura ambiente coprendo la parte superiore della crema con una pellicola a contatto  affinchè non si formi    la crosta.   tortine                                           
MARMELLATA DI AMARENE BRUSCA. Se non si dispone di marmellata fatta in casa, sceglierne almeno una artigianale modenese.
Lavorazione Finale: Preparare gli stampini  scegliedoli  abbastanza profondi da contenere tre parti di crema  ed una parte  di marmellata.  Imburrarli e spolverizzarli con biscotto secco in polvere, eliminando gli eccessi.  Formare delle palline di pasta frolla e tirarle in forma  della grandezza utile a foderare lo stampino, di spessore circa 40/50 mm.  Una volta foderati gli stampini con la frolla, inserire prima la crema sul fondo in ragione di 3/4 di crema e 1/4 di marmelllata di amarene sopra,  a coprire la crema. Le tortine si possono finire a griglia tipo crostata, con striscioline di frolla molto sottili, oppure decorarle al centro con un motivo di pasta frolla a scelta ( ad es. in primavera un fiore e in autunno,  una  foglia). Infornare in forno possibilmente non ventilato ma statico, con fuoco sopra e sotto, preriscaldato a 180° per circa 30 min. Far raffreddare fuori dal forno.  Risulteranno migliori se consumate il giorno dopo.
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Puntata n. 1 del 21 marzo 2017
Buongiorno Lettori.
Inizio questa Rubrica parlando in “Matita” di un libro di Ferzan Ozpetec, noto regista turco in Italia (ma non quello di Rossini).
Del libro ROSSO ISTANBUL è appena uscita nelle sale la trasposizione cinematografica.
In “Penne” invece, una semplice e veloce ricetta crudaiola per accogliere come si deve la primavera.
Matita–   Mi piace definire questo libro un libro d’amore, anche se non ha nulla da spartire con i classici romanzi d’amore.
Qui l’amore si respira e si vive pagina dopo pagina dall’inizio alla fine.
E’ la dichiarazione d’amore di Ozpetec per la sua città natale, accompagnata dall’amore per la madre e per il padre assente, e inframezzata dai primi turbamenti amorosi giovanili. Questo Ozpetec innamorato, ci guida per gli anfratti di una Istanbul che conserva nel cuore.
Non è la Istanbul di oggi repressa con arroganza e violenza, ma dove già si respira la prima ribellione e sete di libertà giovanile.
Vi si intrecciano due storie, durante un breve viaggio. La città è descritta con autentica poesia. Nei suoi colori, il rosso di tulipani e tramonti e il blu di mare e cielo. Nei suoi odori di fiori di tiglio e glicine, e di canfora. Nei suoi sapori: le pannocchie tostate, l’eskimo, la boza, i locum,i simit, il succo di melograno e la minestra di lenticchie. E poi l’Hamman, i giardini privati, il bosforo. Tutto il libro è impregnato di “huzun” quel sentimento a cavallo tra tristezza e nostalgia e accompagnato dalla canzone non cantata di Sezen Aksu.
Grazie Ozpetec, con l’augurio che Istanbul torni ad essere la “Bab-i-Ali” (porta della Felicità).
rosso istanbul copertina
Penne- Vogliamo iniziare parlando proprio di penne? Innanzi tutto sfatiamo la credenza secondo la quale la pasta rigata si sposi meglio con certi tipi di condimento. Personalmente ritengo vera questa definizione solo quando si parla di pasta al forno, nelle sue varie declinazioni. Fin da bambino ho sempre avuto una predilezione per le penne lisce, di formato medio piccolo, diciamo una penna di diametro 8mm, lunga 40,5mm; per intenderci, quello con cui in una forchettata ne puoi infilzare almeno tre.
Primo giorno di primavera? E allora ecco una bella insalata primavera per palati demi-douce.
Cuocete e scolate al dente le vostre penne preferite lasciandole raffreddare con un po’ di olio Evo perché non si attacchino. Oppure cuocete del riso integrale con poco sale lasciando assorbire tutta l’acqua in modo che il riso conservi tutto il suo amido e stendetelo al dente su un canovaccio a raffreddare.
Quindi arrotolate e tagliate a listarelle qualche foglia di insalata gentile. Tagliate a cubetti una mela Granny Smith, un uovo sodo a spicchi, una piccola zucchina cruda
a fettine sottili, e una mezza banana sempre a rondelle. Amalgamate il tutto; aggiungete qualche nocciola sgusciata, origano e semi di cumino schiacciati. Condite la pasta  o il riso con tutto il resto. Olio Evo, limone e sale a piacere. Io preferisco il limone all’aceto, ma potete usare anche aceto balsamico “vero” (ormai è inflazionato).
S’accompagna bene a fette di segale integrali e ad un buon bicchiere di Prosecco, anche questo oggi molto inflazionato, per cui non risparmiate sul prezzo.
Penne (versione riso)
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