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DI GIULIANO MONARI
Intervento della Lega Nord sull'O.D.G. applicazione I.M.U.
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Lorenzo Magagna
Con questa rivisitazione, i principi del federalismo cedono il
passo ad una revisione centralista di gestione delle risorse pubbliche,
che finirà inevitabilmente, per deresponsabilizzare sia gli enti
locali- depotenziati di qualsiasi leva- che l'amministrazione centrale,
impegnata solo ad assicurare maggiori entrate allo stato. Viene
quindi snaturata l'imposta federalista, che prevedeva un legame
diretto fra tassazione e territorio, che avrebbe consentito ai comuni
di godere di una maggiore autonomia finanziaria, per sviluppare
servizi e misurare la capacità degli amministratori locali. L'amministrazione
deve trovare risorse per poter tenere l'aliquota base dell'i.m.u.
la più bassa possibile e nello specifico del problema della ceres,
deve perorare la causa del quartiere verso il catasto per la revisione
delle rendite catastali. Questo è quanto riteniamo come Lega Nord
debba fare questa amministrazione , oltre a cercare tutte le strade
possibili per rendere sopportabile questa tassa per i cittadini.
L'i.m.u. dovrebbe tornare quella che era quando è stata concepita.
Per cambiare questa tassa bisogna che si attivi il parlamento, ma
dubitiamo che il p.d. che amministra qui a Cento e che a Roma ha
votato questo provvedimento, lo voglia fare. Come Lega Nord Chiediamo
che i rappresentanti del quartiere Ceres siano presenti nelle commissioni
e nei tavoli dove si affronterà questa tassa iniqua e ingiusta .
Per quanto riguarda questo o.d.g. lo riteniamo condivisibile e quindi
lo voteremo favorevolmente".
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"questo o.d.g. parla di una tassa ingiusta ed iniqua, che
quando si chiamava i.c.i. era stata abolita giustamente dal governo
Berlusconi per la prima casa. La nuova imposta, colpisce la prima
casa. Chi paga questa tassa non ha colore politico ,ma chi l'ha
votata in parlamento sì. Questa norma risulta stravolta rispetto
a quanto previsto nella riforma federalista. Ai comuni viene concessa
una tassa locale, ma metà delle entrate se le prende lo stato. Se
un comune volesse abbassare l'aliquota base ai propri cittadini,
non calerebbe quanto dovuto all'erario statale: in pratica sarebbe
il comune a pagare l'i.m.u. a Roma, per una quota che potrebbe arrivare
all'80% della cifra riscossa. Ora infatti, al contrario della riforma
messa a punto dal governo precedente e diversamente da quanto avviene
nei paesi europei più avanzati come Germania e Svizzera, la manovra
non è più di stimolo agli amministratori locali per reclamare maggiore
autonomia (allo scopo di ottenere entrate supplementari per le loro
comunità), ma impone loro di rastrellare altro denaro da inviare
a Roma.
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