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7 agosto 2009 - Le news on line a pagamento potrebbero essere
introdotte presto anche in Italia
A pochi giorni dalla sfida lanciata dal magnate australiano Rupert
Murdoch, che ha annunciato che entro un anno i suoi media faranno
pagare l'informazione sul web, il presidente della Federazione italiana
editori giornali, Carlo Malinconico, in un'intervista all'ANSA spiega
che è già al lavoro un comitato per individuare le possibili formule,
da sottoporre poi alla libera scelta di ogni editore. Parole chiave:
flessibilità, prezzi ragionevoli e condizioni trasparenti da parte
di motori di ricerca e provider. "C'é la profonda convinzione, da
parte degli editori - sottolinea Malinconico - della necessità di
valorizzare con ogni mezzo il prodotto editoriale proprio nel momento
in cui si accetta la sfida della convergenza multimediale. Occorre
fare i conti con il luogo comune secondo cui l'informazione deve
essere gratuita, dimenticando che per produrre i contenuti giornalistici
i costi sono rilevanti. Senza risorse non c'é qualità. Ma dobbiamo
evitare l'illusione che il passaggio sia semplice e indiscriminato".
Anche per questo la Fieg ha creato "un gruppo di lavoro, uno 'steering
committee', presieduto da Piergaetano Marchetti - annuncia - che
affronterà il tema della valorizzazione dei contenuti editoriali
in relazione alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione".
Al comitato spetterà studiare le possibili formule - dai micropagamenti
per singoli accessi a forme di abbonamento mensile o annuale - lasciando
poi libertà di scelta agli imprenditori: "La strategia non può che
essere del singolo editore a seconda della domanda. Semmai - sottolinea
Malinconico - si è errato, in passato, a non dare sufficiente elasticità
al mercato: tutto gratis allo stesso modo. Ora sarebbe illusorio
passare all'estremo opposto". Un aspetto essenziale della tutela
del prodotto giornalistico, afferma il presidente della Fieg, "é
la 'tracciabilita'' del contenuto editoriale, che nella rete è oggetto
di un numero indefinito di riproduzioni libere cui si ricollegano
ricavi pubblicitari che però non arrivano agli editori. Si calcola
che il prodotto editoriale incrementa del 30% circa la navigazione
su Internet: di questo incremento si avvantaggiano tutti, motori
di ricerca, aggregatori di notizie, fornitori di servizi telefonici,
provider di Internet, tutti meno gli editori. Questa è vera e propria
ingiustizia, in senso economico oltre che giuridico ed etico, che
richiede l'intervento del legislatore e delle autorità di regolazione".
Il presidente della Fieg è convinto che, nonostante l'abitudine
all'accesso gratuito al web, "ci siano fruitori di contenuti di
qualità, specialistici o di elevata professionalità che sarebbero
disposti a pagare i servizi di cui hanno bisogno". Da una parte,
così, ci sarebbero "margini per recuperare, sia pur in parte, una
quota dei ricavi perduti con la contrazione degli investimenti pubblicitari",
dall'altra si potrebbe "incrementare la domanda di qualità e incentivare
la creazione di prodotti editoriali ancora più raffinati". Centrale
sarà una politica di prezzi 'abbordabili': "Il download - dice -
potrebbe riguardare sia l'intero giornale che singoli pezzi o anche
una loro sintesi. Occorre però creare le condizioni perché il prezzo
per l'acquisto dei contenuti giornalistici on line sia ragionevole".
In chiusura, Malinconico rinnova l'appello per nuove regole che
correggano la "patologia" del sistema, proteggendo "chi produce
novità e ricchezza a fronte di chi si nutre in modo parassitario.
Internet è una grande risorsa, ma è ormai una rete di servizio pubblico.
Come per tutte le reti di questa natura, l'accesso deve essere libero,
ma a condizioni trasparenti e rispettose dei diritti. Non può essere
regolato dal 'prendere o lasciare'. A questi obiettivi stimoliamo
la sensibilità del Parlamento e delle competenti autorità".
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