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24 agosto 2009 - Acqua del rubinetto: i pro superano i contro
I vari spot che pubblicizzano acqua hanno creato grande confusione
tra i consumatori, ai limiti dell’inganno. Bere acqua pura è pressoché
un’utopia! Quanti possono avere la fortuna di mettere in tavola
acqua di sorgente assolutamente incontaminata? Purtroppo, vivendo
in un paese industrializzato, dobbiamo rassegnarci: la nostra acqua
contiene piccole percentuali di elementi chimici, microrganismi
e batteri indesiderati. Ma si può affermare con certezza che l’acqua
imbottigliata e venduta al supermercato sia ecologicamente più pura?
Forse è necessario sfatare qualche falso mito. Innanzitutto bisogna
ricordare che l’acqua è un bene demaniale tanto prezioso da essere
chiamato “oro blu”, di cui purtroppo non sembra capiamo l’importanza,
a giudicare dall’enorme spreco idrico cui quotidianamente assistiamo
e forse contribuiamo. Quindi l’acqua è un bene di tutti, ma mercificato
da pochi che lucrano parecchio a costi tutto sommato bassi: - le
tariffe regionali di concessione dello sfruttamento delle fonti
sono irrisorie in relazione al guadagno che si ottiene dalla vendita
finale; - per l’imbottigliamento si utilizza la plastica decisamente
meno cara del vetro ma anche meno salutare (teniamo presente che
viene prodotta utilizzando petrolio i cui barili non sono propriamente
a buon mercato); - le spese di smaltimento e, nel migliore dei casi,
riciclaggio delle bottiglie sono tutte a carico degli enti regionali.
Inoltre, dal punto di vista della salute, la differente denominazione
“acqua minerale” e “acqua potabile di rubinetto” è alquanto deviante,
nel senso che tutta l’acqua apporta dei benefici: ha effetti depurativi,
idratanti, digestivi, diuretici, riduce l’appetito e, secondo alcuni
studi, anche il rischio di infarto. Ma dire che “non tutte le acque
sono uguali” non è un’assurdità. È possibile, infatti, operare una
distinzione sulla base della quantità di sali disciolti, come il
sodio e il potassio, cioè in base al c.d. “residuo fisso”, e individuare
acque minerali, oligominerali, minimamente mineralizzate. La curiosità
interessante è che, da questo punto di vista, l’acqua del rubinetto
può rientrare nella categoria delle acque oligominerali, esattamente
come la maggior parte delle acque imbottigliate. Per di più, forse
non tutti sanno che l’acqua potabile comunale è sottoposta a norme
più rigide e a controlli più restrittivi, ad esempio non può contenere
più di 10 microgrammi per litro di arsenico, a differenza delle
acque minerali che ne contengono 40/50 microgrammi senza obbligo
di indicazione sull’etichetta. Stesso discorso si potrebbe fare
per il manganese, il boro e il fluoro. Un’altra falsa credenza è
che le acque ricche di minerali siano dannose, ad esempio possano
provocare la formazione di calcoli renali, invece quelle leggere
sarebbero più salutari. In realtà è scientificamente provato l’esatto
contrario: un’acqua ricca di calcio contribuisce al benessere/salute
delle ossa e, in generale, le acque più corpose aiutano la circolazione.
Si potrebbe obiettare che l’acqua del rubinetto ha un cattivo gusto.
E come dar loro torto? Il sapore un po’ sgradevole è dovuto alla
necessaria presenza del cloro che disinfetta l’acqua rendendola
appunto potabile. Fortunatamente qualche rimedio c’è. Innanzitutto
è utile lasciarla riposare per qualche minuto in modo che il sapore
si assesti. Inoltre è possibile utilizzare caraffe filtranti oppure
installare appositi filtri domestici che eliminano i residui di
cloro e di altri elementi presenti nelle tubature dell’acquedotto.
Esistono diversi tipi di filtri: a carboni attivi, a scambio ionico,
a osmosi inversa; in ogni caso tutti vanno utilizzati per acque
già potabili e necessitano di manutenzione costante ed accurata,
altrimenti rischiano di favorire la proliferazione di batteri. È
vero che il cloro non fa bene, ma è altrettanto vero che l’acqua
chiusa per giorni e mesi in una bottiglia di plastica magari al
caldo in camion e magazzini non adeguati è a rischio cessione chimica,
cioè passaggio di particelle dalla bottiglia di plastica all’acqua.
Si tratta di scegliere il male minore. In aggiunta, l’acqua del
rubinetto può ritenersi più sicura rispetto a quella minerale in
quanto sottoposta a maggiori verifiche e controlli pubblici. Mentre
per le acque in commercio i controlli sono per lo più privati, in
quanto effettuati direttamente dai produttori. Recenti studi hanno
attestato che l’acqua che esce dai rubinetti di Milano e Roma è
buona. Le migliori in assoluto sarebbero quelle di Cagliari, Pavia
e Bergamo. Quindi grande città non è necessariamente sinonimo di
bassa qualità dell’acqua comunale. Anche l’aspetto economico non
va trascurato: mille litri di acqua del rubinetto costano all’incirca
un euro (a nostro parere potrebbe costare anche meno, ma questo
è un altro discorso di politica delle acque pubbliche). Provate
a calcolare quanta acqua minerale potete acquistare con un euro…
Questo spiega perché i produttori possono permettersi di investire
così tanto in pubblicità. Infine, possiamo affermare che bere acqua
del rubinetto comporta un notevole risparmio non soltanto economico
ma anche energetico. A livello ambientale, infatti, si evita ad
esempio tutto l’inquinamento dovuto a produzione, trasporto e smaltimento
delle bottiglie. Ovviamente è auspicabile che la qualità delle acque
potabili migliori. Per fare questo è necessario che le istituzioni
investano risorse per mantenere pulite e valorizzare le numerose
sorgenti presenti sul nostro territorio e migliorare costantemente
gli impianti idrici, in particolare sostituendo le tubature degli
acquedotti quando sono troppo vecchie e arrugginite. Da parte nostra,
come consumatori, dobbiamo impegnarci di più a rispettare l’ambiente
naturale (sorgenti, laghi, fiumi) ed evitare gli inutili sprechi
di una risorsa così preziosa come l’acqua.
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