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VOLLEY – IL PROFESSOR CECILIANI E I RAPPORTI TRA GENITORI, ATLETI E SOCIETÀ NEL SECONDO INCONTRO SULL’EDUCAZIONE ALLO SPORT PROMOSSO DALLA BENEDETTO

DiGiulia Borgioli

Feb 28, 2017

di Giulia Borgioli

Secondo appuntamento per l’iniziativa promossa dalla Benedetto Volley riguardante l’educazione allo sport, che promuove una serie di incontri tematici ad integrazione e completamento dell’attività tecnica svolta in palestra. In una società come quella centese, della quale fanno parte ben 150 ragazze, è infatti fondamentale riuscire a creare quella cultura sportiva ideale consolidando i rapporti tra famiglie, atlete, società e staff tecnico. Proprio per questo motivo, il tema dell’incontro di venerdì scorso ha riguardato i rapporti tra genitori, atleti e operatori all’interno delle società sportive, e ha visto protagonista Andrea Ceciliani, docente universitario presso la facoltà di Scienze Motorie all’Università di Bologna e docente della Scuola dello Sport Regionale del CONI. “Oggi viviamo in una società che ha fretta, ha fretta di avere risposte, di avere risultati. Così è nella scuola come nello sport, ma educare e allenarsi richiede tempo e l’ansia dell’adulto, del genitore, la veicoliamo nel ragazzo, spesso causando danni” – ha spiegato il professore prima di entrare nello specifico all’interno dell’ambito sportivo. “Dobbiamo essere bravi a proporre un’attività sportiva che abbia come base il divertimento, il piacere, insegnando però subito la disciplina e l’impegno, perché educare allo sport significa avviare i giovani atleti all’autonomia e ad acquisire il senso di responsabilità, passi decisivi per diventare pian piano adulti”.
Ceciliani ha poi proseguito evidenziando come spesso l’effetto “protezione” dell’adulto sul giovane rischia di sostituire anziché affiancare: “Lasciamo che siano i giovani a capire cosa sanno fare, senza pretendere che siano bravi in tutto e senza enfatizzare con esagerazione un errore, altrimenti la nostra ansia si traduce nella loro paura di sbagliare. L’errore non deve mettere paura: osservo a scuola bambini che giocano con gli errori, li ripetono e diventano competenti nella gestione di ciò che sbagliano. Per gli adulti sono errori, dal punto di vista dei bambini sono esperienze” L’errore è parte dell’apprendimento.
Si è poi parlato di talento: nello sport, come in ogni altro campo delle arti, avviene la selezione dei ruoli; “Compito dell’allenatore è quello di individuare e osservare la presenza di talenti nella squadra, ma nello sport giovanile tutti si devono divertire, si gioca per una stessa maglia, si maturano consapevolezze e abilità, si vince e si perde senza alibi […] In queste fasi comincia anche l’educazione al ruolo del titolare e del panchinaro, quest’ultima una figura importantissima all’interno della squadra, perché accetta di sedersi in panchina e solitamente è colui che tiene aggregato tutto il gruppo. I bambini hanno una percezione ottimale dei loro valori, sono i primi a riconoscere caratteristiche dominanti tra i compagni, sono bravissimi nel giudizio che li pone nella scala. Noi adulti e genitori dobbiamo rendere solo sereno questo cammino”.
L’ultimo punto su cui il professore si è infine focalizzato è stato il rischio del drop-out nello sport. “Il fenomeno dell’abbandono sportivo è sotto gli occhi di tutti, solo il 20% dei 14enni oggi pratica un’attività agonistica. Significa che arrivano a quest’età esausti, che non ne possono più. Dobbiamo semplicemente rendere loro lo sport un’esperienza gratificante, positiva, di qualità, altrimenti se questa risulta essere pesantemente negativa, tale da non trasmettere nulla, si verifica il precoce abbandono”.

Il prossimo incontro verterà invece sulla psicologia dello sport, rivolta sempre al giovane atleta e alla comunicazione efficace nelle relazioni interpersonali.

 

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