L’EDITORIALE DI GIULIANO MONARI – SIAMO IN PERICOLO: a rischio l’instaurazione di una dittatura sanitaria

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Si sta diffondendo una nuova malattia tra la popolazione, di gran lunga peggiore del COVID-19: la paura del ‘prossimo’, e i responsabili di quella che sarà una catastrofe che colpirà le nuove generazioni, sono i Media e il Governo stesso, che sta diffondendo l’idea, ormai sempre più generalizzata, che l’unico strumento utile per difenderci da virus e batteri, sono i vaccini e in assenza di ciò, la distanza, le mascherine e l’igiene spinta a livello estremo.

Nessuna menzione al sistema immunitario, niente si dice dell’alimentazione e nulla, ma proprio nulla di millenni di storia di medicina naturale (piante, funghi medicinali, saune, fanghi, ecc.), cancellata dalla memoria, come se non fosse mai esistita. Un’induzione mediatica pericolosa che evoca una situazione pesantissima, insostenibile, situazione però ripetutasi più e più volte nei regimi totalitari negli ultimi anni, che sono riusciti addirittura a decuplicare (se non oltre) il numero di morti.

La cosa che mi preoccupa profondamente è la caccia che si vuole iniziare – e lo stanno ventilando pubblicamente – all’uomo “infetto”, tracciandolo, “scovandolo casa per casa” (parole di Bonaccini in una intervista di qualche giorno fa), imboccando così una deriva pericolosissima.

Ma cos’è questo misterioso pensiero di salute dell’uomo (da ex studente di medicina ho riflettuto a lungo), concetto che in medicina è uno dei più ambigui da sempre. Questo normalmente, al contrario di una persona definita come “malata” in quanto ha una connotazione ben definita e delineata, è un concetto approssimativo, identificato o come uno stato di benessere psico-fisico o come assenza di sintomi, quindi viene definita come persona “che sta bene”, una “persona sana”.

La persona “che sta bene” in quanto “sana” è un nostro modo di voler pensare e volere ipotizzare uno status, in quanto la persona sana tout court, in natura, non esiste.

Il nostro corpo è costantemente sottoposto ad attacchi di batteri e virus, anzi, ne contiene milioni e milioni (moltissimi dei quali assolutamente necessari, basti pensare alla flora batterica intestinale), quindi la pretesa di un corpo asettico è come una visione mistica, quasi una aberrazione della natura (da qui il rischio di dittatura sanitaria).

Il pericolo incombente è l’instaurazione di uno Stato igienista, che sconfina nella pretesa di poter ottenere la ‘razza’ pura, sana, bella e chi più ne ha, più ne metta, una visione però fallimentare, in quanto l’uomo per propria natura è imperfetto, non sempre è sanissimo, è comunque impestato di virus e batteri, è portatore di malattie. Da sempre.

Quindi, se diamo la possibilità ad un Governo di discriminare i Cittadini su una base esclusivamente sanitaria, facendo prevalere – normandolo – un astrattissimo quanto profondamente innaturale “principio di salute”, rischiamo di minare i principi fondamentali della democrazia e della civiltà.

Se andiamo avanti così, i deliri di onnipotenza della scienza, che congiunti con quelli dei vari comitati tecnico-scientifici, ed altrettanto spesso se non sempre, mai mitigati dalla politica – che invece dovrebbe tutelare il Cittadino -, potrebbero arrivare a devastare l’intero apparato sociale, in quanto vorrebbero considerare la persona (essere composto da: corpo, spirito, mente, idee, parola e cultura) come un corpo clinico asettico e sterilizzato; in funzione di un generico “principio di salute” senza tener conto che questa fa parte di un contesto più ampio, che comprende affetti, cultura, società, economia e politica; invece isolandola, producendo delle bellissime campane di vetro dove collocarla individualmente e sotto spirito.

Molto realisticamente il rischio concreto è il voler normare quanto un individuo sia “infetto”, autorizzando così la segregazione di quest’ultimo in modernissimi ed efficientissimi campi di concentramento, ghetti o sanatori nei quali, come all’epoca del Reich, collocarvi anche dissidenti politici, persone di razze diverse, persone con idee differenti, persone con sessualità alternative, in quanto non rispettose del numerino che identificherà il livello di infezione, magari taroccato a dovere durante la rilevazione clinica, quindi “non di parte” e quindi autorevole ed autorizzata “ad internare”, sottraendo dette persone alla propria vita ed agli affetti che le circondano.

Concludendo, il film lo abbiamo già visto e ne conosciamo anche il finale, ma ci stiamo accingendo a rivederlo ancora una volta, appecorandoci senza la benché minima reazione, sotto la minaccia del virus unico che uccide tutti, in sostanza, abbiamo, come fossimo dei bambini, paura del babau o dell’uomo nero (quello che vive sotto il letto o nell’armadio). Infine, concludo, per molti a caccia dell’untore senza mascherina, si ipotizza una “Sindrome di Stoccolma”. Con benevola riverenza “a vossia” che avete avuto la bontà d’animo di leggere questo mio scritto.

Giuliano Monari


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