
Si è tenuta questa mattina, presso questa Sede, una riunione del Comitato Operativo per la Viabilità (COV), estesa ai principali attori istituzionali e scientifici competenti per materia9+, per affrontare la drammatica situazione di erosione costiera che sta colpendo, in particolare, il litorale compreso tra il Lido di Spina (FE) e la foce del fiume Reno (RA).
All’incontro, copresieduto dai Prefetti di Ferrara e Ravenna, Massimo Marchesiello e Raffaele Ricciardi, hanno partecipato i rappresentanti di ISPRA, delle Amministrazioni Comunali di Comacchio (FE) e Ravenna, della Protezione Civile Regionale, dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, di Anas e dei vertici delle Forze dell’Ordine e dei Vigili del Fuoco.
Il tratto di costa interessato vive una situazione definita particolarmente critica. Dagli anni ’80 a oggi sono andati perduti circa 300 ettari di territorio, con una linea di riva che in alcuni punti è arretrata di ben 700 metri negli ultimi 70 anni. Il ritmo dell’erosione è attualmente stimato tra i 10 e i 12 metri l’anno. Questa dinamica non minaccia solo l’ecosistema unico della Sacca di Bellocchio (parte del Parco del Delta del Po e patrimonio UNESCO), ma espone a rischi immediati infrastrutture strategiche come la Strada Statale 309 “Romea” e centri abitati quali Casal Borsetti, Mandriole e Sant’Alberto.
Attualmente, l’unica difesa reale della zona è costituita da un argine privato (della Società Agricola Orsi Mangelli), che protegge de facto ampie aree pubbliche e agricole, ma che non è strutturalmente progettato per resistere alla forza diretta delle mareggiate.
Durante la riunione, gli esperti di ISPRA e dei servizi geologici hanno fornito un’analisi tecnica approfondita, evidenziando come il fenomeno sia il risultato di una combinazione di fattori complessi:
• Subsidenza e innalzamento del mare: L’area soffre di un abbassamento del suolo (3-4 mm/anno) che, unito all’innalzamento del livello marino dovuto ai cambiamenti climatici, crea un abbassamento relativo di circa 6-7 mm annui.
• Carenza di sedimenti: Il fiume Reno non apporta più sabbia alla costa a causa della regimazione idraulica e della mancanza di piene naturali che un tempo alimentavano il litorale.
• Intrusione salina: Il cuneo salino sta sterilizzando circa 130 ettari di terreni agricoli e minaccia l’apparato radicale delle pinete storiche.
Dal punto di vista ingegneristico, è emerso un consenso scientifico sulla necessità di superare la logica delle sole “opere rigide” (scogliere e pennelli), che spesso spostano il problema dell’erosione sulle aree limitrofe. Gli esperti propongono un approccio integrato che privilegi le “opere morbide”, come il ripascimento dunale e la creazione di depositi di sabbia offshore (“sand motor”), pur riconoscendo la difficoltà nel reperire la materia prima (sedimenti relitti).
L’aspetto economico è stato centrale nel dibattito. Per mettere in sicurezza il solo Poligono Militare di Foce Reno è già pronto un progetto da 17 milioni di euro, mentre ulteriori interventi strutturali nell’area del Lido di Spina potrebbero richiedere tra i 13 e i 14 milioni di euro.
È stata sottolineata l’importanza di diversificare le fonti di finanziamento:
1. Fondi MASE e Protezione Civile: Destinati prioritariamente alla difesa dei centri abitati e della pubblica incolumità.
2. Fondi Europei LIFE: Indicati dal Direttore del Parco come opportunità per progetti mirati alla conservazione della biodiversità e alla resilienza climatica.
3. Ottimizzazione delle risorse: ISPRA ha offerto la disponibilità dei propri dati digitali ad alta definizione per ridurre i costi di pianificazione e modellistica.
La Protezione Civile Regionale ha confermato che sono già stati candidati interventi per oltre 7 milioni di euro per la realizzazione di dune armate e riprofilatura di scogliere esistenti, evidenziando tuttavia come la complessità dell’area richieda una progettazione di altissimo livello per evitare riflessi negativi a nord del litorale.
La riunione si è conclusa con la ferma volontà di non procedere per interventi a spot, ma attraverso una strategia di sistema che veda collaborare Stato, Regione, Comuni e autorità scientifiche.
In questo spirito di cooperazione, l’ISPRA si è ufficialmente impegnata a elaborare e presentare, entro un arco temporale di 60 giorni, una valutazione tecnica e un’ipotesi progettuale articolata. Tale piano dovrà integrare le competenze di biomonitoraggio, geologia e dinamica costiera per offrire soluzioni sostenibili ed economicamente quantificabili.
Le Prefetture di Ferrara e Ravenna hanno già concordato l’indizione di una nuova riunione operativa non appena il piano dell’ISPRA sarà disponibile, al fine di passare alla fase di attuazione e di individuazione definitiva delle coperture finanziarie necessarie a salvaguardare questo vitale lembo di territorio nazionale.

