
Patto per il Nord Emilia ritiene necessario riportare il dibattito sull’immigrazione fuori dalla propaganda e dentro la realtà concreta che vivono ogni giorno i territori produttivi dell’Emilia-Romagna, a partire dalla provincia di Modena.
Da anni l’immigrazione viene gestita in modo confuso, emergenziale e spesso ipocrita. Le conseguenze ricadono tutte sui Comuni, sui quartieri popolari e sulle comunità locali: aumento dell’irregolarità, lavoro nero diffuso, pressione sui servizi sociali e un crescente senso di insicurezza. Un sistema che non decide e non applica le proprie regole genera disordine e tensioni sociali, non integrazione.
In questo contesto appare evidente una profonda contraddizione politica: mentre il Governo ha programmato, attraverso il Decreto Flussi, l’ingresso di circa 500.000 nuovi lavoratori stranieri, alcune forze politiche continuano a utilizzare una retorica muscolare sull’immigrazione. In particolare, la Lega, che a parole denuncia l’immigrazione incontrollata e strizza l’occhio al tema della “remigrazione”, ha sostenuto e votato provvedimenti che aumentano in modo significativo gli ingressi, senza garantire ai territori strumenti adeguati di controllo, integrazione e rimpatrio.
Due posizioni che non possono stare insieme. Non si può parlare di ordine e sicurezza continuando allo stesso tempo ad alimentare un sistema che produce nuova irregolarità e scarica i costi sociali su Comuni e cittadini.
Il tema della cosiddetta “remigrazione” nasce da un disagio reale, che Patto per il Nord Emilia non ignora. Tuttavia, risposte basate su slogan o su impostazioni ideologiche non risolvono i problemi e rischiano solo di alimentare conflitti. La strada da seguire è un’altra: regole chiare, tempi certi e decisioni applicate davvero, come avviene in altri Paesi europei.
«Il problema non è chi arriva, ma uno Stato che non decide – dichiara Riad Ghelfi, segretario regionale di Patto per il Nord Emilia –. Noi diciamo una cosa semplice: chi può stare, resta e lavora; chi non può, torna davvero. Questo non è estremismo, è buon governo. Modena e l’Emilia non possono continuare a pagare l’inefficienza e le ambiguità di scelte nazionali sbagliate».
Patto per il Nord Emilia chiede lo stop alla gestione emergenziale dell’immigrazione, una riforma profonda del Decreto Flussi – oggi inefficace e fonte di nuova irregolarità – decisioni rapide su permessi di soggiorno e richieste di asilo, e rimpatri reali e selettivi per chi non ha titolo a restare. Allo stesso tempo, è indispensabile una tolleranza zero verso il lavoro nero e verso chi sfrutta manodopera irregolare, perché senza sfruttamento l’immigrazione irregolare crolla da sola.
L’integrazione non può essere automatica né ideologica: deve essere un percorso basato su lavoro regolare, rispetto delle leggi e reale partecipazione alla comunità. Parallelamente, vanno rafforzate le politiche a sostegno delle famiglie residenti, dei servizi e della coesione sociale, perché l’Emilia-Romagna non può diventare l’ammortizzatore sociale di un sistema nazionale che non funziona.
Non servono espulsioni di massa irrealistiche, né aperture indiscriminate. Serve uno Stato che decide e che fa rispettare le proprie decisioni, senza scaricare tutto sui territori. Questa è la linea di Patto per il Nord Emilia: concreta, territoriale e responsabile, lontana dagli slogan e vicina ai problemi reali dei cittadini
