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LA GUARDIA DI FINANZA A TUTELA DEI DEBOLI E DEI BISOGNOSI SCOPERTI I FUBETTI DEL “BONUS LOCAZIONI”

DiGiuliano Monari

Dic 23, 2020


Proseguono i controlli della Guardia di Finanza di Ferrara finalizzati a verificare il corretto
impiego delle erogazioni pubbliche, messe in atto dal Governo per sostenere le famiglie
e le imprese colpite dalle conseguenze negative determinate dalla diffusione del virus
Covid-19.
Per prevenire e contrastare eventuali comportamenti illeciti, i finanzieri del Comando
Provinciale di Ferrara, oltre alle altre iniziative già in atto (come ad esempio il controllo
sui c.d. “fondi di garanzia” concessi alle imprese, i “buoni spesa”, il “reddito di
emergenza” ecc.) stanno passando al setaccio le posizioni di diversi nuclei familiari che,
in ragione dell’emergenza sanitaria in atto, hanno chiesto ai Comuni della provincia i
“bonus locazioni”, dichiarando di aver subito perdite o rilevanti diminuzioni di reddito, o
risultando ad esempio, in difficolta nel pagamento dei canoni di affitto.
Per l’avvio dei controlli sono stati richiesti, ai diversi Comuni della provincia, Ferrara,
Cento, Bondeno, Terre del Reno, Comacchio e Codigoro, gli elenchi di coloro che hanno
usufruito della particolare “misura di sostegno alla famiglia”, introdotta dal c.d. “Decreto
Rilancio”.
Sulla base dei dati finora comunicati dai Comuni, sono stati avviati specifici controlli che
mirano a verificare la correttezza delle dichiarazioni presentate dalle persone interessate
con i dati di cui la Guardia di Finanza può disporre attraverso l’interrogazione delle
banche dati in uso, al fine di verificare l’esistenza dei requisiti dell’intero nucleo familiare
per la concessione del “bonus locazioni”, come ad esempio:

  • essere titolari di un contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato o di
    un contratto per l’assegnazione di un alloggio;
  • avere un’ISEE al di sotto delle soglie previste (fra i 3.000 € e i 35.000 €);
  • aver subito una diminuzione del proprio reddito a causa dell’emergenza COVID-19;
  • non avere, tra i componenti del nucleo familiare, persone beneficiarie del reddito di
    cittadinanza o pensione di cittadinanza;
  • avere il permesso di soggiorno in corso di validità o avere richiesto il rinnovo del
    medesimo, nel caso di cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea.
    Su una platea di circa 500 domande di contributo sono state analizzate un centinaio di
    autocertificazioni: 8 sono le posizioni irregolari finora riscontrate. Quattro casi riguardano
    nuclei familiari che non avevano diritto ad avere il contributo perché risultano percepire
    anche il “reddito di cittadinanza”, circostanza omessa all’atto della presentazione della
    domanda al Comune di residenza. A carico delle persone che hanno ricevuto
    illecitamente il sussidio, sono state applicate le conseguenti sanzioni amministrative (che
    vanno da un da un minimo di 5.164 € ad un massimo di 25.822 € senza superare però il
    triplo del beneficio indebitamente conseguito) e avviate le procedure per il recupero delle
    somme non spettanti, pari a circa 8.000 €.

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