Savignac: “ridete .. ogni tanto ridete” l’autosatira del Tagliaerba

Di Georges Savignac

Che la satira fosse una materia spinosa l’abbiamo sempre saputo, che possa non piacere a tutti era scontato, che prima o poi qualcuno si sarebbe offeso era solo questione di tempo. Ma che cosa è in definitiva “il tagliaerba”?
Il tagliaerba è per me il modo di raccontare il passato, il presente e il possibile futuro di questa città. Potevo farlo in maniera diversa forse, magari limitarmi a un commento sintetico e cronologico di quello che ho visto e vedo quotidianamente nella vita politica centese. Ma non sarebbe il mio stile.
Il mio stile è quello del sorriso, della voglia di scherzare, la voglia di sperare; io spero sempre che le persone facciano emergere il meglio di sé stessi e, in questo caso, le potenzialità da mettere nell’amministrare la città. Le mie non vogliono essere più critiche, ma punzecchiature, come per dire alle persone che fanno politica: “puoi fare di meglio”. Il principio nobile della satira fin dall’antichità è stato proprio questo, ovvero prendere in giro i potenti per far sì che riconoscessero i problemi e migliorare le cose.
Tutto questo per dirvi che non c’è nessuna intenzione di offendere e se l’ho fatto chiedo scusa.
SIamo a Cento, casa del carnevale, dove il testamento di tasi una volta l’anno prende in giro tutti. Io mi sento centese e voglio portare avanti lo spirito di tasi che fin da bambino mi ha colpito. Non lo farò una volta l’anno ma sempre, non userò carta pesta ma ci metterò la faccia. Se poi verrò bruciato in piazza, saprò di essermela cercata.
Ma dato che ancora non è possibile accendere il falò, qualcuno per il momento ha solo minacciato querele. Noi di perdere tempo in avvocati non ne abbiamo voglia. Perciò abbiamo fatto un passo indietro. Ora però ne voglio fare uno in avanti. Come? Dimostrando che io per primo utilizzo su me stesso lo stesso metodo che applico ad altri. Peccato non possa autoquerelarmi; allora farò una cosa soltanto, riderò di me stesso come avrebbero dovuto fare altri. Ridete di me, ridete con me.. Ma cazzo ogni tanto ridete!

 

A Cento da tempo c’è un giovanotto,
Che a tutti quanti le scatole ha rotto;
Dice di essere nazionalista e di amare tanto il suo paese,
E allora perché non ci torna lui che è francese?
Si crede colto e tanto intelligente,
Eppure è stato anche lui un perdente;
Certe cose che ha fatto le hanno tutti in mente,
Si sa bene che ha perso spesso la patente;
Nella politica si sente un gran signore,
ma a far aperitivo ha spesso perso l’onore;
Eppure ripetutamente sui giornali ha scritto,
Come se la verità fosse solo un suo diritto;
Oltretutto se si guarda alla sua storia,
La sua politica è stata solo baldoria;
Ha iniziato presto con alleanza nazionale,
Nel periodo in cui tutto andava male;
Appoggiando il chirurgo friulano,
Si è subito scottato la mano;
Alle elezioni nove preferenze gli hanno dato,
Evidentemente neanche i parenti lo hanno votato;
Dovendo fregarsene della popolarità,
è entrato pure nel popolo delle libertà;
Solo lui poteva credere di contare qualcosa,
Per poi dire ingenuamente si ad ogni cosa;
Per 5 anni la guerra ai poteri forti hanno appoggiato,
pensate un po ‘ che Paolo Fava dopo hanno candidato;
E dopo che anche le elezioni ha perso,
Dì capire l’antifona non c’è stato verso;
Fratelli d’Italia ha scelto come partito,
Così che il peggio di sé ne è uscito;
Siccome nessuno poi lo ascoltava,
Solo con striscioni da ultrà lui parlava;
Quando la gente di lui si è stancato,
Solo facile fama ha cercato;
In una rotonda vittima di incuria,
di un tosa erba ha scatenato la furia;
Il bersaglio credeva di aver centrato,
Ma in realtà solo danni ha portato;
Per fortuna poi sembra che si sia fermato,
Di fare il politico poi si sarà stufato;
Ora pure il giornalista finge di fare,
Insomma tutto pur di non lavorare;
Simpatico non lo è mai stato,
Solo Monari lo avrebbe contattato;
Neanche la satira è il suo mestiere, le denunce qualcuno ha già messo in cantiere;
Per fortuna forse lo ha finalmente capito,
Sarà la volta buona che sia sparito?

 

 

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