ALESSANDRO PREZIOSI IN VINCENT VAN GOG “L’odore assordante del bianco”

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Di Laura Guizzardi – Il 13 gennaio la fondazione Teatro “G. Borgatti” ha presentato nell’auditorium Pandurera, la prosa “Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco “ di Stefano Massini con la partecipazione straordinaria di Alessandro Preziosi, noto attore che ha interpretato il pittore Vincent Van Gogh. Il testo è vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli Riccione teatro 2005.

La prosa “ Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco “ è dedicata alla complessa creatività artistica del pittore, con i suoi tratti di instabilità emotiva e cognitiva dal vero all’irreale.

Siamo nel 1889 nel mese di maggio quando Vincent Van Gogh entra nel manicomio di Saint-Paul-de-Mausole.Una voce di bambino esalta la sua infanzia, il pittore è coricato sul pavimento in preda al panico. Vicino a lui, una figura importante, il fratello Theo interpretato da Massimo Nicolini che lo asseconda e cerca di farlo ritornare alla verità delle cose. C’è l’odore del bianco che sfuma nella scenografia, il richiamo al senso dell’olfatto e i rumori assordanti che intaccano l’udito del protagonista e anche dello spettatore. Questo agglomerato di sensi porta ad un intreccio della storia che ha aspetti drammatici e allo stesso tempo espressivi per dare allo spettatore le ansie, le preoccupazioni del pittore, uomo adulto e della sua vena artistica con spennellate di quadri che fanno capire il disagio e le forti lacune di una società contemporanea.

In veste di Pittore, Alessandro Preziosi riesce ha cogliere gli attimi di vita perduti dell’artista, dal quadro cheraffigura il volto rigido e senza anima del dottore Vernon-Lazàre interpretato da Roberto Manzi fino ad arrivare alla pianta che si trova nella sua stanza che manifesta il suo disagio con i colori del bianco dei fiori e del suo destino all’interno del manicomio.I due trasportini: Gustave (Leonardo Sbragia )e Roland (Antonio bandiera) che assecondano il dottore del manicomio, per aiutare il povero pittore ad capire che la realtà delle cose, non è solo un quadro, ma serve anche il tatto oltre che alla vista. Il fratello Theo cerca in tutti i modi, di aiutare il fratello nei ricordi per farlo tornare nella vita reale usando i mezzi naturali della parola e dell’amore fraterno che li lega. Van Gogh vuole uscire da quella gabbia cercando la soluzione nell’articolo 5 che all’epoca di Van Gogh dava la possibilità al paziente di uscire dal manicomio con una firma di un parente consanguineo. Ma Theo vuole che lui guarisca e capisca che l’unica soluzione è quel bianco senza respiro. Soltanto con l’aiuto del direttore Peyron (Francesco Biscione), con le sue strategie terapeutiche non invasive e naturali dell’epoca, riesce attraverso la sua fermezza, la sensibilità e la passione del suo lavoro ad aiutare Van Gogh riconoscendo la radice del suo problema: la depressione. Il finale mette a dura prova l’artista facendogli capire che la sua realtà è una visione distorta. Il direttore con la sua forza di volontà e il talento di Van Gogh nella pittura, porta a un finale a sorpresa con una frase :” Tutto nasce dagli occhi ed esce dal pennello” questo per far capire che la dura realtà della malattia ,deve essere capita ed affrontata dall’artista e l’unica arma che a, è il suo talento riconosciuto nei secoli fino ai giorni nostri.

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