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Donare il sangue, come farlo e perché è importante

DiComunicato AUSL FE

Feb 7, 2023
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Nuove sinergie tra Avis, Fidas e aziende sanitarie

per incrementare la raccolta di sangue e plasma

Promuovere la cultura della donazione, far conoscere il mondo Avis ma anche far capire l’importanza di questo prezioso gesto, il donare sangue, per il nostro sistema sanitario. È quanto si è cercato di fare nel corso dell’ultimo appuntamento con Salute Focus (format web di approfondimento a cura dell’Azienda Usl di Ferrara condotto da Alexandra Boeru) insieme a Monica Calamai, direttrice generale delle aziende sanitarie ferraresi, Davide Brugnatti presidente Avis Provinciale Ferrara, Federico Gavioli direttore Avis provinciale Ferrara, Gianluca Lodi direttore UO Immunoematologia Trasfusionale Aosp Ferrara, Silvia Marchesi medico selezionatore Avis Ferrara e Paolo Tassinari vicepresidente Fidas Renazzo.

L’Avis di Ferrara, sul territorio per raccogliere sangue e plasma

L’AVIS è la più grande associazione di volontariato italiana, che conta circa 1 milione e 320mila soci. “A Ferrara – ha spiegato Federico Gavioli direttore Avis provinciale Ferrara – siamo distribuiti capillarmente in quasi tutti i comuni: abbiamo 17 sedi di raccolta e 12mila donatori”.

Lo scopo dell’AVIS è raccogliere sangue e plasma, ma anche fare promozione, campagne di sensibilizzazione e di prevenzione. “Chi non ha mai donato – ha proseguito Gavioli – si può recare presso una delle nostre sedi di raccolta, previo appuntamento, per il primo accesso, durante il quale vengono effettuati gli esami di idoneità, attraverso un check up completo con il nostro medico di riferimento. Dopo circa una settimana, una volta valutato l’esito degli esami, il donatore viene contattato e gli viene riferito il proprio stato di idoneità (o meno) per la donazione”.

Le donazioni fatte attraverso AVIS sono assolutamente sicure, si utilizzano attrezzature monouso e sterili. Per quanto riguarda il sangue intero consistono nel prelievo di circa 450 ml di sangue. Per il plasma invece, la donazione viene fatta attraverso un macchinario per la separazione cellulare, che permette di filtrare il sangue prelevato e contestualmente di trattenere la parte liquida, che è appunto il plasma. Durante questi cicli, la parte corpuscolare del sangue viene reinfusa al donatore.

Sia il sangue che il plasma – ha ricordato infine Gavioli – prima di essere utilizzati a scopo terapeutico, devono essere sottoposti a ulteriori processi di lavorazione”.

Processi, e destinazioni d’uso che naturalmente coinvolgono la sanità del territorio, Azienda Usl di Ferrara e Azienda Ospedaliero Universitaria S. Anna in primis, con le quali è stata rinnovata la convezione che ribadisce la stretta collaborazione con Avis e Fidas.

Nuove sinergie per la donazione, la convenzione fino al 2024

La convenzione – ha sottolineato Monica Calamai Dir. Gen Ausl e Aosp Ferrara – tiene conto innanzitutto dell’accordo quadro che è stato declinato dalla Conferenza Stato-Regioni nell’agosto del 2022. I progetti, gli obiettivi, così come le assicurazioni e gli atti formali, sono stati raggruppati, differentemente da quanto avveniva in passato, quando le convenzioni venivano concepite separatamente, in un’unica, corposa, convenzione. In questo caso, all’atto pratico, le associazioni come AVIS e FIDAS possono esercitare la loro raccolta e i volontari donatori possono recarsi anche nelle sedi messe a disposizione da parte dell’azienda sanitaria”.

Rispetto agli esordi di tanti anni fa, le manovre burocratiche sono aumentate, ma – ha ricordato Calamai – sono funzionali alla tutela dei volontari, dei donatori e della stessa azienda. Parliamo di soggetti diversi, ma è intimamente legato il lavoro che portiamo avanti, che vede il dono del sangue e dei suoi derivati come elemento centrale, come cita lo slogan emblematico “Non so per chi, ma so perché”. Spesso i cittadini non percepiscono l’urgenza rappresentata dalla necessità di sangue e plasma per poter effettuare trasfusioni, operazioni, terapie di vario tipo, che sono all’ordine del giorno. Dentro la convenzione, che – ha ribadito Calamai – è unica per le aziende USL e OSP e per le associazioni AVIS e FIDAS, abbiamo inserito anche percorsi formativi attraverso il settore della formazione aziendale che prevede crediti ECM per i volontari che si formano, con un arricchimento culturale ma anche curricolare”.

Non mancheranno campagne di sensibilizzazione sulla donazione ma non solo. Nelle varie circoscrizioni Avis e Fidas hanno dato un grosso aiuto anche per diffondere la conoscenza dell’ambulatorio ABC a San Rocco a Ferrara e che prossimamente verrà aperto anche nel distretto Sud-Est a Comacchio. “Si è accennato ad una futura campagna sulla prevenzione degli incidenti stradali – ha ricordato la DG delle due aziende sanitarie – ed è prevista la messa a disposizione anche una nuova terza macchina per la plasmaferesi sul territorio, perché il nostro intento è quello di rendere efficienti tutte le nostre aree di competenza”.

Gli obiettivi di AVIS e di FIDAS sul territorio ferrarese sono di incrementare la raccolta di sangue intero e soprattutto plasma– ha poi rimarcato Davide Brugnati presidente Provinciale Avis Ferrara – perché purtroppo a Ferrara siamo ancora un po’ indietro rispetto alle altre province. Qui ci viene incontro questa convenzione, grazie alla quale è prevista una massiccia collaborazione con l’azienda e la fornitura di una ulteriore macchina per il plasma, che inseriremo in uno dei nostri punti del territorio per cercare di soddisfarne le esigenze e per incentivare la donazione di plasma”.

Dall’altra parte – ha proseguito Brugnati – ci siamo posti anche il problema di prevenire l’uso del sangue, spesso e volentieri necessario in grandi quantità in seguito agli incidenti stradali. Se noi riusciamo a fare campagna di prevenzione per evitare che si verifichino incidenti stradali, riduciamo conseguentemente la necessità di sangue. Ci siamo posti l’obiettivo di avvicinarci ai giovani, spiegare loro i corretti stili di guida, e soprattutto spiegare loro che un incidente stradale comporta sacrifici notevoli per le persone ma anche per l’intero sistema sanitario che deve intervenire”.

FIDAS è, nel nostro caso una piccola realtà, ma sul piano nazionale è una realtà molto importante, perché raccoglie 74 federate. Noi – ha spiegato Paolo Tassinari vicepresidente Fidas Renazzosiamo nati 50 anni fa a Renazzo e ci siamo nettamente ingranditi, solo l’anno scorso abbiamo raggiunto 1500 donazioni di sangue, con grande soddisfazione. Sicuramente non si finisce mai di imparare facendo volontariato, c’è sempre qualcosa da portare avanti, considerando anche le evoluzioni e i cambiamenti in ambito sanitario, quindi il volontario deve essere sempre preparato. Noi non rientriamo nel contesto medico-sanitario, non è un ambito di nostra competenza, ma siamo comunque tenuti a dare risposte di un certo tipo e abbiamo il dovere di formare adeguatamente i volontari. C’è molta gente che ha voglia di entrare a far parte di questo contesto, però il nostro è in tutto e per tutto un volontariato professionale, non ci si può improvvisare, perciò necessita di una adeguata preparazione”.

Ma come si diventa donatori?

Il requisito essenziale che deve possedere il donatore è quello di essere in salute. Non ci sono caratteristiche fisiche particolari, se non quella di pesare almeno 50 kg. “Il colloquio che facciamo con l’aspirante donatore – ha spiegato Silvia Marchesi medico selezionatore Avis Ferrara – riguarda il loro stato di salute pregresso e quello attuale, seguendo come linea guida il questionario compilato precedentemente. Chiediamo qual è il suo stile di vita, se ha avuto o ha patologie particolari, se assume farmaci, quali sono le abitudini voluttuarie”.

Durante la prima valutazione, oltre al colloquio, viene fatta anche una visita medica evengono eseguiti una serie di esami laboratorio che riguardano alcuni parametri molto importanti per poter avere l’idoneità.

Noi innanzitutto tuteliamo la salute del donatore. La necessità di sangue è enorme, ma non tutti possono donare, perciò per noi – ha rimarcato Marchesi – la salute del donatore è prioritaria. Chi dona fa prevenzione più di chiunque altro, perché fa gli esami periodicamente, e per qualsiasi problema noi possiamo intervenire in fase precoce”.

Se dal colloquio e dagli esami non risultano parametri che non quadrano, il donatore riceve via email la lettera di idoneità. Una volta ricevuta quest’ultima il donatore prende appuntamento per donare, viene in sede, possibilmente non a digiuno ma evitando cibi grassi come latticini, ricompila il questionario per l’idoneità e fa il test dell’emoglobina, che serve per controllare che non ci siano carenze. Se tutto è a posto, fa di nuovo un colloquio con il medico, viene effettuata una nuova aggiornata valutazione complessiva dello stato del donatore e infine, se non ci sono controindicazioni si può accomodare in sala prelievi. Se capita che l’idoneità non sia concessa perché i valori al momento non permettono di donare, l’aspirante donatore può comunque ripresentarsi successivamente seguendo le indicazioni riguardo al tempo da far passare e alle eventuali terapie da seguire del medico. Il prelievo dura generalmente 10 minuti per il sangue intero, 45 minuti per il plasma. Si può donare ogni 90 giorni. Gli uomini possono fare 4 donazioni di sangue all’anno, le donne in età fertile solo 2.

Finita la donazione lasciamo il donatore in osservazione qualche minuto e – ha aggiunto la dottoressa – raccomandiamo di non avere fretta. Poi può andare a fare colazione presso il nostro punto ristoro”.

Come si usa il sangue e il plasma raccolto

Tutto il sangue donato nei territori di Ferrara, Imola e Bologna metropolitana viene spedito al polo di lavorazione che è all’interno dell’Ospedale Maggiore di Bologna. “Il sangue ha bisogno di essere validato biologicamente, quindi vengono fatti tutti gli esami che la legge prevede – ha spiegato Gianluca Lodi Dir. UO Immunoematologia Trasfusionale Aosp Ferrara -, poi inizia la fase di scomposizione degli emocomponenti destinati al nostro servizio per essere erogati ai pazienti. Dal sangue intero noi produciamo emazie concentrate, piastrine e plasma ad uso clinico, mentre il plasma che viene donato come plasma vero e proprio utilizzando i separatori cellulari, è prevalentemente destinato all’industria di plasmaderivazione, che si occupa di produrre i farmaci di plasmaderivazione salvavita: albumina, il fattore della coagulazione e l’Ig vena”.

Per quello che riguarda gli emocomponenti, cioè quelli che vengono gestiti direttamente dal servizio di immunoematologia trasfusionale dove lavoro – ha proseguito Lodi -, essi sono prevalentemente destinati ai pazienti anemici. Consideriamo che Ferrara e tutta la sua provincia portano questi emocomponenti a circa 5000 pazienti ogni anno, ciò vuol dire le 24/25000 unità che noi distribuiamo sono destinate a Pronto Soccorso, traumatologia e sale operatorie, ma una grande parte è destinata ai pazienti anemici cronici che necessitano di trasfusioni con una certa periodicità.

Purtroppo le patologie che beneficiano della trasfusione del sangue sono davvero tante, in primis nel nostro territorio c’è la problematica della talassemia. Noi abbiamo circa 220/230 pazienti che necessitano di trasfusioni ogni due o tre settimane, per poter condurre uno stile di vita il più normale possibile”.

Quanto al farmaco plasmaderivato che viene prodotto dall’industria grazie alla donazione del plasma, viene lavorato e poi distribuito nelle farmacie, che poi lo consegnano ai reparti che ne necessitano.

La puntata è visibile sul canale YouTube Ausl Ferrara a questo link https://youtu.be/JOk_yid0KQA e sulle seguenti pagine Facebook: Azienda Usl Ferrara, Comune di Ferrara, Comune di Argenta, Comune di Copparo, Comune di Codigoro, Comune di Bondeno, Ferrara Focus.