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Il primo giornale telematico di Cento

IL 25 APRILE A PIEVE DI CENTO

DiGiuliano Monari

Apr 25, 2020

Il sindaco Luca Borsari: Buongiorno e buon 25 aprile a tutti!Rivolgo in particolare un caloroso saluto a tutte le donne e gli uomini delle nostre forze dell’ordine, ai nostri carabinieri e alla nostra polizia locale. Saluto il nostro maresciallo Morittu e il nostro comandante Galloni che oggi non possono essere qui a fianco a me per rispetto delle disposizioni legate al COVID-19.Un caro saluto desidero rivolgerlo anche agli uomini e alle donne di ANPI, che in tutta Italia tengono viva la storia e l’azione di questa Associazione ancora e sempre fondamentale per il nostro Paese. In modo particolare saluto il presidente di ANPI di Pieve di Cento, Alfredo Mezzetti che non ha potuto essere fisicamente qui, e porto a tutti voi il suo saluto.Infine desidero rivolgere un caloroso saluto anche a tutta la squadra che mi sostiene e supporta, ovvero tutta la mia Giunta e tutto il gruppo di maggioranza, e a tutti i membri del nostro Consiglio Comunale. Sono certo che anche loro avrebbero voluto essere qui a fianco a me. Mai e poi mai avrei pensato di vivere il mio primo 25 aprile da sindaco davanti ad una piazza Andrea Costa deserta.L’ho detto ad alcune fra le persone più care e ai miei collaboratori più stretti, l’ho detto anche in una qualche recente occasione pubblica: questo momento in cui tradizionalmente il Sindaco è chiamato a celebrare con un discorso alla propria comunità la Festa della Liberazione, è una delle principali ragioni per cui fin dal giorno della mia candidatura, mi tremano le vene nei polsi al pensiero di essere io il Sindaco della mia città.E poi succede che il 25 aprile 2020 cada in un periodo in cui, ormai da mesi, stiamo vivendo una situazione di assoluta emergenza, stiamo vivendo giorni drammatici e surreali, fatti di famiglie lacerate dal dolore per aver perso un proprio caro senza averlo potuto nemmeno salutare, fatti di fabbriche ferme e negozi chiusi, di piazze e strade vuote, giorni trascorsi in un isolamento forzato per sconfiggere un virus.In un momento come questo veniamo quasi costretti a guardare dritto in faccia ai nostri pensieri e a porsi domandi importanti e profonde.PERCHE’? Perchè provo questa emozione che si mescola alla paura di non essere all’altezza? Perchè un giorno di festa mi emoziona così tanto, e al tempo stesso mi fa essere così inquieto?Penso intanto che sia giusto chiedermelo. Penso infatti che uno dei rischi peggiori delle nostre vite sia arrivare al punto in cui non ci si chiede più il senso e il valore delle cose che facciamo e dei giorni che viviamo. E’ invece importante riflettere sul valore di ciò che altrimenti arriveremmo a dare per scontato, è giusto chiedersi il senso delle nostre tradizioni, è giusto pensare alla nostra storia, è giusto chiedersi perchè dopo 75 anni festeggiamo il 25 aprile.Solo facendoti queste domande puoi intanto arrivare al desiderio di studiare la storia, quella scritta nei libri e quella raccontata da testimoni diretti, arrivando così a leggere e ascoltare racconti di un mondo tanto terribile che sembra impossibile che sia realmente esistito, tanto orribile che infatti qualcuno ha gioco facile a dire e convincere che infatti non sia poi del tutto vero. Tanto che c’è qualcuno che dice che sì, nel 1938 il regime di Mussolini scrisse e approvò le leggi razziali, ma lo fece solo per ingraziarsi l’amico Hitler, però Mussolini aveva fatto e faceva anche tante cose buone…senza però mai spiegarti bene quali fossero davvero queste cose buone. C’è qualcuno che non vede nello squadrismo fascista un metodo studiato a tavolino per seminare terrore e odio verso chi non la pensava nel modo “giusto”, ma racconta che fosse uno strumento necessario per affermare la forza e il carisma di un leader e di un partito. C’è qualcuno che fa passare per folklore le guerre di conquista della “bella abissina” condotte per costruire il “grande impero fascista”, guerre nelle quali i nostri soldati andarono a invadere i popoli libici, eritrei, etiopi, senza mai raccontare la violenza e l’assurdità inaudita di quelle guerre. C’è qualcuno che ancora oggi dice che…”quando c’era lui” l’Italia e gli italiani stavano meglio, ma lo dice senza mai entrare in un’analisi approfondita dei dati economici e sociali di quegli anni, senza mai andare oltre alla propaganda, senza mai ricordare gli omicidi, la corruzione e il divieto di pensarla diversamente da come pensava “lui”. C’è qualcuno che ancora oggi contrappone all’odio, alla violenza, all’assurdità del ventennio fascista, altre dittature, altre violenze, altri crimini come se questo potesse alleggerire, relativizzandolo, quello che è stato uno dei regimi più violenti e spietati dell’Europa, e che è arrivato a condurre l’Italia in una guerra disastrosa e massacrante.E invece, se ti fai le domande e studi la storia, scopri che quel mondo purtroppo è davvero esistito. E a quel punto ti imbatti in un’altra grande domanda: come è stato possibile? come ha potuto quel regime aver avuto il supporto di tanti cittadini? come è possibile che nemmeno di fronte all’emanazione di leggi che chiamavano alla difesa della razza italiana dicendo cose come: “Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito” oppure “Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica”…come è stato possibile che anche di fronte a quell’orrore la maggioranza degli italiani continuasse a tacere?Com’è stato possibile che solo l’atrocità della guerra e solo la drammatica situazione che si generò dopo l’armistizio di Badoglio, fece aprire gli occhi a tanti italiani che da quel momento si unirono a quei pochi che da anni si opponevano al regime e alla dittatura e capirono che era giunto il momento di combattere per la libertà???Come è possibile che il nostro Paese abbia potuto convivere con vent’anni di dittatura, abbia potuto essere mandato a combattere una guerra di stampo razzistico e coloniale, sia finito a combattere due anni di una spietata guerra civile fra i fascisti della repubblica sociale e i partigiani, una guerra civile che proseguì anche dopo la liberazione, raccogliendo i frutti dell’odio, delle torture e dei tradimenti seminati per anni, portando anche qui a Pieve di Cento, a rancori tremendi, vendette sommarie, e macabre uccisioni???Perchè è successo tutto questo?E nel farmi tutte queste domande ripiombo nel ricerca del senso della giornata di oggi.E’ nel farmi queste domande che capisco che oggi festeggiamo perchè 75 anni fa ci fu un Paese che si svegliò, e decise di ribellarsi ad un odioso regime, una dittatura che giunse a svelare tutto il suo odioso inganno arrivando fino all’abominio di combattere a fianco dei nazisti tedeschi contro il loro stesso popolo, contro gli italiani. Oggi festeggiamo perchè ci furono uomini e donne che arrivarono a sacrificare la vita per riconquistare la libertà. Oggi festeggiamo perchè ci furono uomini e donne che riuscirono a resistere a tutto questo e che, una volta conquistata la libertà, riuscirono a prendere per mano un paese completamente distrutto, sepolto dalle macerie fisiche e umane prodotte da una guerra fratricida. Lo hanno preso per mano e lo hanno condotto negli anni successivi alla sua rinascita e alla sua ricostruzione. Una ricostruzione, va detto chiaramente, che trova le sue fondamenta in un’Europa unita e in una Costituzione Italiana che è stata scritta con l’obiettivo principale di evitare che l’orrore della dittatura e della guerra tornassero. La nostra è forse la Costituzione più bella del mondo, di sicuro è quella che affonda le sue radici in quell’anelito di libertà per cui è nata la Resistenza!Ecco che allora ritorno a chiedermi: ma perchè il pensiero di essere qui, oggi, come vostro sindaco mi emoziona e al tempo stesso quasi mi spaventa?E incomincio, qui davanti a voi, a darmi delle risposte. Perchè la Festa di Liberazione è sì una Festa, perchè festeggiamo il momento in cui sono cambiate le sorti del nostro paese grazie al sacrificio di chi ha combattuto a fianco degli alleati contro gli invasori e la dittatura, oggi festeggiamo l’intelligenza e l’umanità di chi poi ha saputo prendere in mano e dirigere queste sorti mutate.Ma la giornata di oggi celebra anche la fine di incubo, un incubo che ha prodotto ferite tanto profonde nella memoria collettiva e soprattutto in quella personale e famigliare che ancora oggi non sono guarite.Questo pensiero e questa consapevolezza è ciò che genera quel peso che mi sento addosso, nel celebrare il 25 aprile nel ruolo di sindaco del mio paese.Ma al tempo stesso penso che proprio in questo pensiero e consapevolezza sia racchiusa una risposta fondamentale alla domanda sul senso di questo giorno: la Festa di oggi deve essere celebrata per tenere sveglia l’Italia, per tener svegli tutti noi italiani, perchè non ripiombiamo ancora in quel sonno che ci porterebbe a non avere memoria della storia, che ci porterebbe ad essere di nuovo attratti dal fascino di chi si impone con la forza e offre risposte pronte e facili, quel sonno che porterebbe a seguire chi ci invita a diffidare e ad aver paura di chi è diverso, arrivando anche a dirci di disprezzarlo, escluderlo e odiarlo come se fosse la causa dei nostri problemi, quel sonno che non ci farebbe accorgere degli inganni di chi promette più sicurezza rubandoci la libertà.Celebrare ogni anno il 25 aprile serve per farci stare svegli, perchè da quel sonno rischieremmo di risvegliarci di nuovo in un incubo.Ecco il senso di questo giorno, ecco il motivo per cui sono felice di celebrarlo insieme a voi: è la necessità e la responsabilità di tenere viva la memoria, è la capacità di custodire l’insegnamento che la nostra storia ci ha dato, è l’impegno solenne di ringraziare ogni anno chi ha combattuto anche fino alla morte per liberarci dalla dittatura fascista e dall’invasore nazista, è il bisogno di difendere la nostra democrazia dalle insidie, molto concrete, presenti in questa nostra società, è tutto questo che oggi ci fa dire con forza:W il 25 aprile e “ORA e SEMPRE: Resistenza!”

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