L’EDITORIALE: L’Italia è ripiombata nel terrore del Covid

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Di Marco CEVOLANI – L’Italia è ripiombata nel terrore del Covid – o forse veramente non ne è mai uscita – e i disordini di Napoli sono un pericoloso campanello di allarme. Ed è ormai evidente, sotto gli occhi di tutti, che nonostante si fosse agitato lo spauracchio di una seconda ondata per l’autunno fin da marzo, lo Stato Italia si è fatto trovare impreparato: affollamenti nei trasporti, indecisioni sulle misure da prendere. Il Presidente del Consiglio aveva ammesso, mesi fa, che non c’erano stati, a inizio pandemia,  protocolli da poter seguire, ma questi mesi non sono nemmeno stati usati per predisporne di adatti ed efficaci. Molti, tra politici e scienziati invocano misure drastiche non solo per la paura di centinaia di morti al giorno ma perchè in certe zone del paese gli ospedali sono già al collasso; verrebbe da domandarsi: questi mesi cosa sono stati impiegati a fare? Questa è la domanda, forse un po’ populista (ma d’altronde il nostro presidente del Consiglio si era definito orgogliosamente populista ai tempi del governo gialloverde). Molti pronto soccorso sono saturi, come afferma l’infettivologo Bassetti dalle colonne del TgCom, la gente vi si reca anche per paura e quindi i casi meno gravi, per numero, si sovrappongono a quelli più urgenti. Come se non bastasse chi ci governa (ma anche chi ci dovrebbe curare) aizza il popolo ad una pericolosa lotta sociale fra poveri: sì perchè se si parla di attività più o meno necessarie (i famosi bisogni primari) con queste seconde che possono stare chiuse – dimenticando che dietro a queste attività “non necessarie” c’è comunque gente che lavora – e parlando a ogni piè sospinto di chiusure generalizzate, si rischia di innescare una reazione a catena veramente pericolosa per l’economia: se si instilla la paura di andare in piscina, piuttosto che in palestra, o semplicemente andare a vedere una mostra perchè “tanto non è necessario”, la gente per paura uscirà sempre meno, sempre meno e sarà poi difficile riprendersi. Qualcuno su facebook ha scritto che “non deve essere facile governare in queste situazioni”, no, questo non lo si può accettare, perchè chi si assume l’onore e l’onere di governare, deve essere pronto anche a periodi difficili: governare è anche questo e non solo farsi vedere in televisione. Si agita, purtroppo, ancora lo spauracchio di un lock down generalizzato – nessuno se lo augura – ma un lock down non servirà a nulla se poi nei mesi di “chisura” non si fa nulla per “mettersi apposto”: passato un altro eventuale lock down poi si torna alla casella di partenza se non si stilano protocolli seri per i trasporti, i rientri a scuola, nelle fabbriche o non si investono risorse negli ospedali: ormai sono piene le cronache di dirigenti che erano pagati di più con più tagli riuscivano a fare. Quest’estate abbiamo assistito alle famose scene di “movida incontrollata” come mai non sono stati fatti controlli seri?  Chissà, forse a quest’ora le cose sarebbero diverse. Tra i vari commenti su qualche sito di informazione uno mi ha colpito particolarmente: “Meglio 20000 aziende chiuse che 20000 morti”. Senza nulla togliere alla sacralità della vita, credo che ci sia tutto lo spazio per evitare anche 20000 aziende chiuse.

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